Levitico 26: Per essere il vostro Dio

1) Introduzione (Levitico 26:1-2)

26:1 «“Non vi farete e non metterete in piedi né idoli, né sculture, né monumenti. Nel vostro paese non rizzerete pietre scolpite per prostrarvi davanti a loro, poiché io sono il Signore vostro Dio. Osserverete i miei sabati e porterete rispetto al mio santuario. Io sono il Signore.

Come non tante persone, io amo l’Antico Testamento. Lo amo per tanti motivi, ma soprattutto per come vedo in esso rivelarsi il Dio di Gesù Cristo che conosciamo nel Nuovo Testamento. Certo, l’Antico Testamento non parla in questi termini specifici, ma, per chi ha occhi per vedere e orecchie per udire, il Dio manifestato in esso è colui che ci ha amato così tanto che è venuto in Gesù Cristo per morire in croce per salvarci mentre eravamo ancora i suoi nemici e peccatori. Non mi stanco mai di ripetere questo: il Dio dell’Antico Testamento è il Dio di Gesù Cristo, colui che, secondo Ebrei 13:8, “è lo stesso ieri, oggi e in eterno”.

Problematici per molti, però, sono brani come quello che stiamo considerando oggi, Levitico 26. A dire il vero, tutto il libro di Levitico risulta difficile alle sensibilità contemporanee. È un libro di leggi che sembrano non finire mai. Si occupa di tante prescrizioni riguardanti il culto del tabernacolo, il sacerdozio levitico e il sacrificio di animali che, nella migliore delle ipotesi, appaiono al lettore contemporaneo antiquati e irrilevanti alle questioni del mondo attuale.

Lasciando però tutto questo a parte, il capitolo 26 di Levitico (che costituisce il suo culmine) apparentemente presenta Dio come lo stereotipato giudice severo che non tollera la più minima infrazione della sua legge ed è sempre pronto a infliggere le punizioni più estreme e devastanti. “Io vi resisterò con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. Mangerete la carne dei vostri figli e delle vostre figlie” (vv.28-29). Sul serio? Questo Dio, si pensa, è l’opposto della figura di Gesù Cristo che predicava un messaggio di amore, perdono e compassione. Questa caratterizzazione di Dio è, per molti, un buon motivo per non leggere l’Antico Testamento, o la Bibbia in generale, o persino per rifiutare Dio stesso: “se questo è il Dio della Bibbia, è meglio evitarlo!”

Una tale idea, benché comune, è del tutto sbagliata. Che sia del tutto sbagliata si capisce quando si impiega il tempo necessario per approfondire il linguaggio di Levitico 26 alla luce del suo contesto. Se così facciamo, vedremo che questo capitolo, insieme all’intero libro di Levitico, non sarà più un sasso d’inciampo ma una preziosa testimonianza della grandezza dell’amore di Dio per noi, lo stesso amore che si è rivelato supremamente in Gesù suo Figlio. Vedremo che (per anticipare la conclusione del capitolo nel v.45) Dio ci ama così tanto che non c’è limite a quello che farà “per essere il nostro Dio”.

Cominciamo dunque con il contesto. Qual è il significato del libro di Levitico e di questo capitolo in particolare?

2) La mia dimora in mezzo a voi (Levitico 26:1-13, 46)

26:1 «“Non vi farete e non metterete in piedi né idoli, né sculture, né monumenti. Nel vostro paese non rizzerete pietre scolpite per prostrarvi davanti a loro, poiché io sono il Signore vostro Dio. Osserverete i miei sabati e porterete rispetto al mio santuario. Io sono il Signore.

Se vi comportate secondo le mie leggi, se osservate i miei comandamenti e li mettete in pratica, io vi darò le piogge nella loro stagione, la terra darà i suoi prodotti e gli alberi della campagna daranno i loro frutti. La trebbiatura vi durerà fino alla vendemmia, e la vendemmia vi durerà fino alla semina; mangerete a sazietà il vostro pane e vivrete sicuri nel vostro paese. Io farò sì che la pace regni nel paese; voi vi coricherete e non ci sarà chi vi spaventi; farò sparire dal paese le bestie feroci e la spada non passerà per il vostro paese. Voi inseguirete i vostri nemici ed essi cadranno davanti a voi per la spada. Cinque di voi ne inseguiranno cento, cento di voi ne inseguiranno diecimila, e i vostri nemici cadranno davanti a voi per la spada. Io mi volgerò verso di voi, vi renderò fecondi e vi moltiplicherò e manterrò il mio patto con voi. 10 Voi mangerete il raccolto dell’anno precedente e, quando sarà vecchio, lo tirerete fuori per fare posto a quello nuovo. 11 Io stabilirò la mia dimora in mezzo a voi e non vi detesterò. 12 Camminerò tra di voi, sarò vostro Dio e voi sarete mio popolo. 13 Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta….

46 Tali sono gli statuti, le prescrizioni e le leggi che il Signore stabilì tra sé e i figli d’Israele, sul monte Sinai, per mezzo di Mosè.

C’è molto che possiamo scoprire sul significato di Levitico solo da questo capitolo. Il libro contiene “gli statuti, le prescrizioni e le leggi che il Signore stabilì tra sé e i figli d’Israele, sul monte Sinai, per mezzo di Mosè” (v.46). Dopo aver liberato Israele dalla schiavitù in Egitto, Dio lo conduce al monte Sinai nel deserto dove lo costituisce “mio popolo” con il patto di cui questi comandamenti fanno parte integrante (vv.12-13). Indicano come Israele dovrà essere un popolo santo, rispecchiando così la santità del suo Dio. La santità del popolo è indispensabile visto che Dio ha stabilito, e stabilirà ancora, il suo “santuario”, cioè la sua “dimora” mezzo a loro (vv.2, 11).

Letto alla luce dell’intera narrativa della Bibbia fino a questo punto, il ruolo d’Israele qui acquisisce un’importanza cruciale. Questi sono i discendenti di Abraamo attraverso i quali Dio ha promesso di portare benedizione a tutte le famiglie della terra. Questa benedizione è il rovesciamento della maledizione introdotta in Genesi 3, le terribili conseguenze del peccato illustrate dall’espulsione di Adamo ed Eva fuori dal giardino d’Eden e nel dominio della morte. Il giardino, secondo Genesi 2, fu il santuario originale, la dimora del Creatore in mezzo alle sue creature dove esse potevano vivere appieno la comunione per cui Dio le aveva create. Ma Dio promise che non avrebbe permesso al peccato di rovinare tutto per sempre. Aveva un piano per togliere il peccato, per distruggere la morte, per riconciliare l’umanità con se stesso, e per ripristinare la loro comunione in eterno.

Questo piano giunge a una tappa importante quando, alla fine di Esodo, Mosè finisce la costruzione del tabernacolo e la gloria del Signore — in forma di una nuvola e del fuoco — lo riempie, indicando che Dio finalmente è tornato ad abitare in mezzo agli esseri umani, rappresentati dai figli d’Israele. Questo tabernacolo è “l’ambasciata” della nuova creazione, e questo momento anticipa ciò che Dio intende compiere in tutto il mondo, facendolo diventare la sua santa dimora.

Israele, però, si è già dimostrato, e si dimostrerà ancora, un popolo tutt’altro che santo. È testardo e disubbidiente, propenso all’idolatria e incline all’incredulità. Come può dunque il “tre volte santo” Dio dimorare in mezzo a un popolo così impuro? Questo è il tema dominante di Levitico e l’interrogativo al cuore di tutti i suoi precetti e insegnamenti. La risposta è quella che leggiamo qui in Levitico 26:3: “Se vi comportate secondo le mie leggi, se osservate i miei comandamenti e li mettete in pratica”, allora il popolo godrà di tutte le benedizioni che risultano dall’essere in piena comunione con Dio. Levitico insegna a Israele come essere un popolo santo in modo da poter ospitare la presenza di Dio tra di loro.

È necessario notare che le benedizioni qui promesse non sono premi di cui Israele deve dimostrarsi degno e meritevole. Nel v.13 Dio gli ricorda esplicitamente: “Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto per liberarvi dalla schiavitù”. In altre parole, il Signore è già il loro Dio; non devono comportarsi bene prima che egli lo diventi. Il Signore li ha già liberati dalla schiavitù; non devono compiere opere buone prima che egli agisca a loro favore. Il fatto che il Signore gli dià questa legge per insegnargli la santità è già un dono di grazia e un segno del suo amore, perché implica che essi non siano ancora santi, altrimenti a che scopo servirebbe la legge? Le benedizioni che Dio promette a condizione dell’ubbidienza non sono quindi da intendersi come il premio per un popolo meritevole ma piuttosto come il risultato “normale” di quando si vive in piena comunione con Dio nella sua presenza. Descrivono il benessere che consegue solo, ma sempre, dalla vita santa. La santità non è un mezzo per ottenere altre cose più desiderabili; è se stessa il suo proprio premio maggiore.

3) Resisterò alla vostra resistenza (Levitico 26:18-39)

14 «“Ma se non mi date ascolto e se non mettete in pratica tutti questi comandamenti, 15 se disprezzate le mie leggi e detestate le mie prescrizioni non mettendo in pratica tutti i miei comandamenti e così rompete il mio patto, 16 ecco quel che vi farò a mia volta: manderò contro di voi il terrore, la consunzione e la febbre, che annebbieranno i vostri occhi e consumeranno la vostra vita, e seminerete invano la vostra semenza: la mangeranno i vostri nemici. 17 Volgerò la mia faccia contro di voi e voi sarete sconfitti dai vostri nemici; quelli che vi odiano vi domineranno e vi darete alla fuga senza che nessuno vi insegua.

18 Se nemmeno dopo questo vorrete darmi ascolto, io vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. 19 Spezzerò la superbia della vostra forza, farò in modo che il vostro cielo sia come di ferro e la vostra terra come di bronzo. 20 La vostra forza si consumerà invano, poiché la vostra terra non darà i suoi prodotti e gli alberi della campagna non daranno i loro frutti.

21 E se mi resistete con la vostra condotta e non volete darmi ascolto, io vi colpirò sette volte di più, secondo i vostri peccati. 22 Manderò contro di voi le bestie feroci, che vi rapiranno i figli, stermineranno il vostro bestiame, vi ridurranno a un piccolo numero, e le vostre strade diventeranno deserte.

23 E se, nonostante questi castighi, non volete correggervi per tornare a me, ma con la vostra condotta mi resisterete, anche io vi resisterò 24 e vi colpirò sette volte di più per i vostri peccati. 25 Manderò contro di voi la spada, che farà vendetta per la trasgressione del mio patto; voi vi raccoglierete nelle vostre città, ma io manderò in mezzo a voi la peste e sarete dati in mano al nemico. 26 Quando vi toglierò il sostegno del pane, dieci donne cuoceranno il vostro pane in uno stesso forno, vi distribuiranno il vostro pane a peso e mangerete, ma non vi sazierete.

27 E se, nonostante tutto questo, non volete darmi ascolto, ma con la vostra condotta mi resisterete, 28 anch’io vi resisterò con furore e vi castigherò sette volte di più per i vostri peccati. 29 Mangerete la carne dei vostri figli e delle vostre figlie. 30 Io distruggerò i vostri alti luoghi, spezzerò le vostre statue consacrate al sole, ammucchierò i vostri cadaveri sui resti dei vostri idoli e vi detesterò. 31 Ridurrò le vostre città a deserti, desolerò i vostri santuari e non aspirerò più il soave odore dei vostri profumi. 32 Desolerò il paese; e i vostri nemici che vi abiteranno ne saranno stupefatti. 33 E, quanto a voi, io vi disperderò fra le nazioni e vi inseguirò a spada tratta; il vostro paese sarà desolato e le vostre città saranno deserte.

34 Allora la terra si godrà i suoi sabati per tutto il tempo che rimarrà desolata e che voi sarete nel paese dei vostri nemici; allora la terra si riposerà e si godrà i suoi sabati. 35 Per tutto il tempo che rimarrà desolata avrà il riposo che non ebbe nei vostri sabati, quando voi l’abitavate. 36 Quanto ai superstiti fra di voi, io toglierò il coraggio dal loro cuore nel paese dei loro nemici; il rumore di una foglia agitata li metterà in fuga; fuggiranno come si fugge davanti alla spada e cadranno senza che nessuno li insegua. 37 Precipiteranno l’uno sopra l’altro come davanti alla spada, senza che nessuno li insegua, e voi non potrete resistere davanti ai vostri nemici. 38 Perirete fra le nazioni e il paese dei vostri nemici vi divorerà. 39 I superstiti fra di voi saranno afflitti nei paesi dei loro nemici a causa delle proprie iniquità; e saranno afflitti anche a causa delle iniquità dei loro padri.

Che dunque dobbiamo dire riguardo alle maledizioni che seguono nei versetti successivi? È Dio che cambia idea nei confronti del suo popolo, o che fa vedere che il suo amore non è in realtà incondizionato, perché sembra convertirsi in rabbia quando il popolo non rispetta i suoi comandamenti? O forse esiste un’altra possibilità, cioè che, anche se non si può guadagnare il favore di Dio all’inizio, lo si può perdere se non si mantiene una perfetta ubbidienza alla sua volontà? Queste sono domande non insignificanti, perché il modo in cui rispondiamo determinerà, in gran parte, se vorremo avvicinarci a questo Dio oppure allontanarcene.

Per rispondere, la prima cosa da fare è attendere a come Dio introduce ogni serie di maledizioni che manderà contro il popolo per spiegare il motivo per cui lo farà:

14 «“Ma se non mi date ascolto …

18 Se nemmeno dopo questo vorrete darmi ascolto, io vi castigherò…

21 E se mi resistete con la vostra condotta e non volete darmi ascolto, io vi colpirò…

23 E se, nonostante questi castighi, non volete correggervi per tornare a me, ma con la vostra condotta mi resisterete, anche io vi resisterò…

27 E se, nonostante tutto questo, non volete darmi ascolto, ma con la vostra condotta mi resisterete, 28 anch’io vi resisterò con furore…

Evidenziando queste frasi, vediamo subito che Dio non agisce nei confronti del suo popolo come un giudice severo ma come un padre addolorato per la ribellione di suo figlio. Ogni frase indica come Dio, dopo aver mandato una serie di castighi al popolo, si trattiene un momento per vedere se esso ha imparato la lezione. Questo non è un dio che trova soddisfazione nell’affliggere peccati, o un dio che esagera la punizione rispetto al misfatto. Questo è il Padre celeste amorevole che, con ogni castigo, desidera far tornare il suo figlio prodigo a sé, ed è pronto a perdonare e a smettere di castigare nel momento in cui il figlio si fa correggere.

Ma bisogna dire di più. C’è anche una parola molto interessante che si ripete più volte: resistere. Vs. 21: “se mi resistete…”; vs.23: “se, nonostante questi castighi … con la vostra condotta mi resisterete…”; vs. 27: “se, nonostante tutto questo … con la vostra condotta mi resisterete…”. E notiamo come il Signore risponde: vs.23: “…anche io vi resisterò…”; vs.28: “…anch’io vi resisterò con furore”; e poi ancora nel vs.41: “…peccati per i quali anch’io avrò dovuto resistere loro…”. A primo sguardo, questo potrebbe sembrare un esempio del famoso principio: “occhio per occhio, dente per dente”. Vale a dire, voi fate male a me, e quindi io faccio male a voi. Voi avete offeso me, quindi io vi faccio pagarne le conseguenze.

In realtà, però, non è così. Il Signore non è quella divinità capricciosa che all’improvviso cambia idea o che cambia il modo in cui ci tratta in base al suo umore. Egli è lo stesso Dio che nel v.13 ha ricordato a Israele nel v.13: “Io sono il Signore vostro Dio; vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto per liberarvi dalla schiavitù; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto camminare a testa alta.” Quando, per spiegare il motivo per cui manda queste terribili afflizioni, Dio dice: “anche io vi resisterò”, è per amore e non per rancore o vendetta personale che lo fa. Avverte il popolo: “se mi resistete, sappiate che io resisterò alla vostra resistenza! Se mi rifiutate, sappiate che io rifiuterò il vostro rifiuto”. Perché Dio deve resistere alla resistenza del suo popolo? Perché deve rifiutare il suo rifiuto? È perché lo ama, e il suo amore è così grande e inarrestabile che non c’è limite a quello che farà per compiere tutto il bene che ha promesso di fargli.

Vediamo chiaramente, dunque, che l’ira di Dio, lungi dall’essere opposta al suo amore, è il suo amore. L’ira di Dio è la forma che il suo amore assume nei confronti di ciò che lo rifiuta, di ciò che tenta di evitare le sue benedizioni, di ciò che pone resistenza al compimento del suo benevolo proposito. Quando Dio promette, da un lato, benedizioni per l’ubbidienza e, dall’altro, maledizioni per la disubbidienza, non è Dio che cambia, mutando il suo amore in ostilità. Cambia solo la maniera in cui si esprime il suo amore. È proprio perché Dio ama in modo incondizionato che rifiuta di lasciar andare il suo popolo quando esso cerca di scappare. È il buon pastore che rifiuta di permettere alla pecora smarrita di rimanere per sempre perduta. L’ira di Dio è il grande “No!” dell’amore di Dio all’uomo che pretende: “non la tua volontà, ma la mia sia fatta!”

4) Per essere il vostro Dio (Levitico 26:40-45)

40 «“E confesseranno la loro iniquità e l’iniquità dei loro padri, l’iniquità delle trasgressioni commesse contro di me e della resistenza oppostami, 41 peccati per i quali anch’io avrò dovuto resistere loro e deportarli nel paese dei loro nemici; ma allora, se il cuore loro incirconciso si umilierà e se accetteranno la punizione della loro iniquità, 42 io mi ricorderò del mio patto con Giacobbe, mi ricorderò del mio patto con Isacco e del mio patto con Abraamo, e mi ricorderò del paese; 43 poiché il paese sarà abbandonato da loro e si godrà i suoi sabati mentre rimarrà desolato, senza di loro. Essi sconteranno la loro colpa per aver detestato le mie prescrizioni e avere avuto in avversione le mie leggi. 44 Ma, nonostante tutto questo, quando saranno nel paese dei loro nemici, io non li disprezzerò e non li prenderò in avversione fino al punto d’annientarli del tutto e di rompere il mio patto con loro; poiché io sono il Signore loro Dio; 45 ma per amor loro mi ricorderò del patto stretto con i loro antenati, che feci uscire dal paese d’Egitto, sotto gli occhi delle nazioni, per essere il loro Dio. Io sono il Signore”».

Ecco perché fallisce l’idea che il Dio “severo dell’Antico Testamento” è contrario al Dio “amorevole del Nuovo”. Ecco perché fallisce anche l’obbiezione che dice: “non potrei mai credere in un dio d’ira, ma solo in in dio d’amore”. La severità di Dio è la misura dell’intensità del suo amore. Questo è bellissimamente affermato nell’ultimo versetto del capitolo. Dio promette che, dopo aver fatto piombare tutte queste maledizioni sul suo popolo, non lo metterà allo sterminio totale ma “per amor loro mi ricorderò del patto stretto con i loro antenati … per essere il loro Dio”. Per amor loro. Per essere il loro Dio. Questo è infatti cosa vuol dire “l’amore di Dio”, e cosa l’amore di Dio vuole. Per essere il loro, e anche il nostro Dio. Dio è talmente risoluto e determinato di essere il nostro Dio e di fare di noi il suo popolo che non si limiterà a niente per compierlo. Nessun ostacolo è troppo grande. Nessuna resistenza è troppo forte. Nessun rifiuto è troppo definitivo. Egli sarà il nostro Dio, e noi saremo il suo popolo. Costi quello che costi (e, secondo Levitico 26, il costo può essere decisamente alto!), Dio compirà il suo benevolo proposito nei nostri confronti.

La più grande conferma di questo non è però la testimonianza di Levitico 26 ma la croce di Gesù Cristo nella quale sia le benedizioni sia le maledizioni di Levitico si compiono nel modo più grande e assoluto. L’apostolo Paolo lo spiega così in Galati 3:10, 13-14:

10 Infatti tutti quelli che si basano sulle opere della legge sono sotto maledizione, perché è scritto: «Maledetto chiunque non si attiene a tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica»…. 13 Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»), 14 affinché la benedizione di Abraamo venisse sugli stranieri in Cristo Gesù, e ricevessimo, per mezzo della fede, lo Spirito promesso.

Che grande amore è infatti questo! Gesù Cristo, l’unico che era veramente degno di ogni benedizione (essendone in realtà lui la fonte!) si è fatto diventare maledizione al posto di tutti noi che, come Israele, siamo testardi e disubbidienti, propensi all’idolatria e inclini all’incredulità. In Levitico, le maledizioni erano destinate a peccatori come noi. Ma in Gesù, vediamo Dio che prende su di sé queste maledizioni per dare a noi peccatori le benedizioni che non potremmo mai ottenere altrimenti. Grazie al sacrificio di Gesù, adesso noi riceviamo “la benedizione di Abraamo … per mezzo della fede, lo Spirito promesso”. In Gesù, vediamo che veramente non c’è limite a quello che Dio nel suo amore farà per benedirci, anche se richiede la morte del proprio Figlio!

Voglio lasciarvi con un’ultima immagine. Alla fine del Salmo 23, il salmista afferma: “Certo, beni e bontà m’accompagneranno tutti i giorni della mia vita”. Il verbo qui tradotto “accompagneranno” è in realtà molto più forte in ebraico. Letteralmente vuol dire “inseguire”, ed è un termine che di solito viene usato in contesti di guerra per descrivere, per esempio, un esercito che “insegue” un nemico sconfitto per distruggerlo fino all’ultimo uomo. In Salmo 23:6, il salmista usa questa stessa parola per descrivere la sua certezza che la bontà del Signore lo “inseguirà”. Il senso è della frase è questo: il Dio di cui una volta ero nemico ha sconfitto la mia ribellione, e adesso le sue benedizioni e la sua bontà mi inseguiranno tutti i giorni della mia vita, e non smetteranno di inseguirmi finché non sperimento appieno tutto il bene che il Signore vuol farmi. Questo è davvero un grande amore! Questa è davvero una grande speranza!

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