Giudici 3: La Satira della Salvezza

1) La storia secondo la Bibbia (Giudici 3:1-11)

3:1 Questi sono i popoli che il Signore lasciò stare per mettere alla prova, per mezzo di essi, Israele, cioè tutti quelli che non avevano visto le guerre di Canaan. Egli voleva soltanto che le nuove generazioni dei figli d’Israele conoscessero e imparassero la guerra: quelli, per lo meno, che non l’avevano mai vista prima. Questi popoli erano: i cinque prìncipi dei Filistei, tutti i Cananei, i Sidoni e gli Ivvei, che abitavano la montagna del Libano, dal monte Baal-Ermon fino all’ingresso di Camat. Queste nazioni servirono a mettere Israele alla prova, per vedere se Israele avrebbe ubbidito ai comandamenti che il Signore aveva dato ai loro padri per mezzo di Mosè. Così i figli d’Israele abitarono in mezzo ai Cananei, agli Ittiti, agli Amorei, ai Ferezei, agli Ivvei e ai Gebusei; sposarono le loro figlie, diedero le proprie figlie come spose ai loro figli e servirono i loro dèi.

I figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore; dimenticarono il Signore, il loro Dio, e servirono gli idoli di Baal e di Astarte. Perciò l’ira del Signore si accese contro Israele ed egli li diede nelle mani di Cusan-Risataim, re di Mesopotamia; e i figli d’Israele furono servi di Cusan-Risataim per otto anni.

Poi i figli d’Israele gridarono al Signore, e il Signore fece sorgere per loro un liberatore: Otniel, figlio di Chenaz, fratello minore di Caleb; ed egli li liberò. 10 Lo Spirito del Signore venne su di lui ed egli fu giudice d’Israele; uscì a combattere e il Signore gli diede nelle mani Cusan-Risataim, re di Mesopotamia; e la sua mano fu potente contro Cusan-Risataim. 11 Il paese ebbe pace per quarant’anni; poi Otniel, figlio di Chenaz, morì.

La storia narrata nella Bibbia è storia interpretata. Non è storia riportata secondo criteri moderni che privilegiano un mero resoconto degli avvenimenti del passato. La storia della Bibbia è la storia riferita dalla prospettiva di Dio. Il suo scopo non è di farci sapere ciò che è accaduto in passato come fatti puramente storici (lasciandoci di conseguenza come spettatori disinteressati), ma di farci adottare un determinato punto di vista su questi fatti (quello ovviamente di Dio) e di coinvolgerci come partecipi attivi in essi.

Sapere questo è importante per due motivi principali. In primo luogo, il nostro obbiettivo nel leggere la Bibbia (in particolare i libri storici) non deve essere solo capire che cosa è successo (come il diluvio o l’esodo) ma anche come la Bibbia lo narra, prestando particolare attenzione alle enfasi, ai dettagli, alle ripetizioni, o anche alle esclusioni presenti. Nella narrativa biblica, nulla viene menzionato a caso, niente è superfluo. Tutti i dettagli — anche quelli apparentemente insignificanti — sono in realtà critici per la comprensione del testo. È solo quando attendiamo a questi particolari (e non solo ai lineamenti generali della storia) che riusciamo a comprendere la specifica prospettiva che il testo vuole farci avere. Vedremo fra un po’ un chiaro esempio di questo nella storia di Eud in Giudici 3. Vedremo che il libro di Giudici non vuole solo farci sapere che Eud assassinò un re pagano e così ne liberò il popolo d’Israele, ma che vuole anche darci la giusta interpretazione di questa vicenda.

In secondo luogo, più leggiamo la Bibbia in questo modo, più impareremo a interpretare rettamente non solo le storie bibliche, ma la storia in generale. L’ottica nella quale la Bibbia ci fa capire gli specifici avvenimenti che essa riferisce diventerà l’ottica nella quale cominceremo a capire qualsiasi avvenimento, passato, presente o futuro, sia personale sia mondiale. Leggere la Bibbia è la scuola in cui impariamo a leggere il mondo, a vederlo come Dio lo vede. Quando siamo ammaestrati dalle Scritture nel modo giusto per interpretare la storia che esse riportano, siamo resi capaci di interpretare nel modo giusto la storia del mondo in generale. Per adattare una frase di CS Lewis, la Bibbia è come il sole: la sua luce ci permette di vedere non solo esso ma anche tutto il resto della realtà che ci circonda. Una persona ben ammaestrata dalla parola di Dio nell’interpretare la storia sarà quella descritta da Gesù in Luca 21:26-28: mentre “gli uomini verranno meno per la paurosa attesa di quello che starà per accadere al mondo”, lei “si rialzerà” e “leverà il capo” perché sa che “la sua liberazione si avvicina”.

Questi punti sono di grande importanza per quanto riguarda il libro di Giudici, un libro di non facile lettura perché le sue storie sono spesso pesanti e sanguinose, e i suoi personaggi, anche i suoi cosiddetti “eroi”, sono di carattere discutibile. Basta pensare alla figura di Sansone, per esempio. Questo libro ci può facilmente lasciare perplessi: in un libro “sacro” come la Bibbia, che cosa facciamo di queste storie piene di violenza, crudeltà, sesso e abominazioni di ogni sorta? La chiave interpretativa ci viene fornita nel v.7 di Giudici 3: I figli d’Israele fecero ciò che è male agli occhi del Signore; dimenticarono il Signore, il loro Dio, e servirono gli idoli…”. Il libro di Giudici ci fa vedere le terribili conseguenze — senza smussarle o edulcorarle — dell’idolatria che nasce dal dimenticare il Signore. Ce le fa vedere attraverso un serie di episodi in cui, nonostante la grazia mostratagli da Dio, il suo popolo torna sempre “a fare ciò che è male agli occhi del Signore” (v.12).

Ma più che il peccato abbondante da parte del popolo, il libro di Giudici ci fa vedere la grazia di Dio che sovrabbonda laddove abbonda il peccato. Nel momento in cui il popolo si lascia correggere da Dio (che per castigarlo permette a un oppressore pagano di affliggerlo per un certo periodo), Dio manda un giudice, un liberatore, che salva Israele e lo riporta a servire di nuovo il Signore. Nelle figure di questi giudici vediamo una prefigurazione del più grande giudice e liberatore, Gesù Cristo. Ma a questo tema torneremo alla fine del messaggio. Adesso consideriamo la storia di Eud in Giudici 3:12-29 e, alla luce del nostro discorso introduttivo, chiediamo: che cosa succede in questa storia e qual è l’interpretazione che il testo dà a essa?

2) La satira della salvezza (Giudici 3:12-29)

A) Il contesto (3:12-14)

12 I figli d’Israele continuarono a fare ciò che è male agli occhi del Signore; così il Signore rese forte Eglon, re di Moab, contro Israele, perché essi avevano fatto ciò che è male agli occhi del Signore. 13 Eglon radunò intorno a sé i figli di Ammon e di Amalec; poi marciò contro Israele, lo sconfisse e s’impadronì della città delle palme. 14 I figli d’Israele furono servi di Eglon, re di Moab, per diciotto anni.

La storia di Eud inizia come le altre in Giudici: “i figli d’Israele continuarono a fare ciò che a male agli occhi del Signore”, e di conseguenza Dio li dà in potere di un tiranno straniero — Eglon, re di Moab — che li opprime. Due dettagli qui ci aiutano a capire il significato di questo castigo: 1) “Eglon … sconfisse e s’impadronì della citta delle palme” e 2) “i figli d’Israele furono servi di Eglon, re di Moab”. “Città delle palme” è un soprannome per la città di Gerico, la prima conquista d’Israele nella terra promessa, e la servitù d’Israele richiama la sua schiavitù in Egitto. In altre parole, questo castigo costituisce una regressione di Israele alle sue condizioni prima dell’esodo. Come Genesi interpreta il peccato come la de-creazione, un ritorno alle tenebre del caos e al vuoto della non-esistenza, così Giudici interpreta la ribellione d’Israele come la negazione dell’esodo, un ritorno all’angoscia della schiavitù in un paese straniero. Come indicato nel v.14, questo periodo di soggiogamento dura diciotto anni, fin a quando…

B) Caratteristiche della satira (3:15-17)

15 I figli d’Israele gridarono al Signore ed egli fece sorgere per loro un liberatore: Eud, figlio di Ghera, beniaminita, che era mancino. I figli d’Israele mandarono per mezzo di lui un regalo a Eglon, re di Moab. 16 Eud si fece una spada a due tagli, lunga un cubito, e la cinse sotto la sua veste, al fianco destro. 17 Quindi offrì il regalo a Eglon, re di Moab, che era un uomo molto grasso.

…”i figli d’Israele gridarono al Signore”. Di nuovo come nel libro d’Esodo, il Signore è pronto ad ascoltare le suppliche del suo popolo e a intervenire per liberarlo. Quando il popolo si lascia correggere dal castigo del Signore e si ravvede, abbandonando gli idoli e tornando da lui, egli fa “sorgere per loro un liberatore”. In questo caso, il liberatore è il giudice Eud, “beniaminita, che era mancino”. Ricordandoci dell’importanza anche dei minimi dettagli, facciamo bene a chiederci: ma perché il testo dice questo? Che importanza ha sapere che Eud era mancino? E perché, quando nel v.17 si parla di nuovo di Eglon, ci viene detto che “era un uomo molto grasso”?

Ci aiuterà sapere che il nome “Beniamino” (da cui deriva il termine “beniaminita”, cioè della tribù di Beniamino) vuol dire “figlio della mia destra”. Questo nome è forte, perché per gli ebrei, la destra era un simbolo di potere. È interessante dunque, se non un po’ comico, che Eud, uno dei “figli della mia destra”, è in realtà mancino. Un liberatore mancino? Non proprio quello che ci si aspettava. Per quanto riguarda Eglon, invece, che importanza ha sapere che era un uomo molto grasso? Ci aiuterà sapere che il suo nome assomiglia molto alla parola ebraica che significa “vitello”. Ora il fatto di essere molto grasso acquisisce un nuovo significato, anche questo comico: il grande e forte re che opprime Israele da diciotto anni non è in realtà altro che un vitello ingrassato, e quindi pronto al macello pur essendone completamente inconsapevole.

Questi due dettagli che servono per caratterizzare i due personaggi principali in questa storia ci fanno capire che si tratta di una satira. Che la narrativa di Eud e Eglon sia un resoconto storico è evidente, ma la sua caratterizzazione del tiranno Eglon come un vitello ingrassato e del liberatore Eud come un uomo dalla mano “sbagliata” ci fornisce la chiave interpretativa: la prospettiva di questa storia è satirica, e sarà proprio per mezzo della sua ironia, del suo sarcasmo, del suo umorismo mordace che trasmetterà il suo messaggio.

In quest’ottica, proseguiamo nella lettura…

C) Il re “vitello” al macello (3:18-26)

18 Quando ebbe finito la presentazione del regalo, rimandò la gente che l’aveva portato. 19 Ma egli, giunto agli idoli che sono presso a Ghilgal, tornò indietro e disse: «O re, io ho qualcosa da dirti in segreto». Il re disse: «Silenzio!» Tutti quelli che gli stavano intorno, uscirono. 20 Allora Eud si avvicinò al re, che stava seduto nella sala di sopra, riservata a lui solo, per prendervi il fresco, e gli disse: «Ho una parola da dirti da parte di Dio». Eglon si alzò dal suo seggio; 21 ed Eud, stesa la mano sinistra, prese la spada dal suo fianco destro e gliela piantò nel ventre. 22 Anche l’elsa entrò dopo la lama; e il grasso si rinchiuse attorno alla lama, poiché egli non gli ritirò dal ventre la spada, che gli usciva da dietro. 23 Poi Eud uscì nel portico, chiuse le porte della sala di sopra e mise il chiavistello. 24 Quando fu uscito, vennero i servi, i quali guardarono, ed ecco che le porte della sala di sopra erano chiuse con il chiavistello; e dissero: «Certo egli fa i suoi bisogni nello stanzino della sala fresca». 25 Tanto aspettarono, che ne furono preoccupati; e poiché il re non apriva le porte della sala, quelli presero la chiave, aprirono, ed ecco che il loro signore era steso per terra, morto. 26 Mentre essi indugiavano, Eud si diede alla fuga, passò oltre gli idoli e si mise in salvo a Seira.

Leggendo il resto della storia, scopriamo che essa s’impernia proprio sul fatto che Eud sia mancino e che Eglon sia grasso. Dopo essersi presentato davanti a Eglon per fargli un regalo (come suddito che deve rendere omaggio al proprio sovrano), Eud indica al re che ha un segreto da dirgli (presumibilmente in qualità di servizio segreto), ma poi precisa che si tratta in realtà di “una parola … da parte di Dio”. All’insaputa di Eglon, questa parola è in verità una spada che gli toglierà la vita, ma non lo sa e non lo può anticipare proprio perché Eud è mancino. È la mano destra che di solito si usa per colpire, e quindi il movimento della sinistra di Eud non avverte il re del pericolo. Quello che inizialmente sembra un difetto di Eud (un figlio “della destra” che è invece mancino) si rivela alla fine la sua forza. Per Eglon, essere grasso fa sì che la spada venga totalmente “ingoiata” dal suo ventre, prevenendo qualsiasi schizzo di sangue e permettendo a Eud di uscire pulito dalla sua sala e scappare via senza avvertire i suoi servi.

Poi si aggiunge un altro dettaglio che purtroppo è stato offuscato nella traduzione. Nel v.22 quando implica che la spada “gli usciva da dietro”, in realtà il testo ebraico dice che non la spada ma le feci uscirono dal re. Questo dettaglio, che all’inizio sembra disgustoso, risulta anche esso cruciale per lo scopo della storia: il motivo per cui i servi rimangono fuori dalla sala del re a lungo e così danno a Eud il tempo necessario per scappare è perché, come dicono nel v.24: “Certo egli fa i suoi bisogni nello stanzino della sala fresca”. Qui l’umorismo ridicolizzante della narrativa giunge al culmine: è vero che il re faceva i suoi bisogni, ma in un senso totalmente diverso da quello che pensavano i servi! Ecco il grande e potente re nemico d’Israele, morto come un vitello ingrassato e nelle sue feci, ed ecco i suoi servi troppo stupidi da sapere ciò che è successo proprio nella sala davanti a loro!

D) L’umiliazione (3:27-30)

27 Quando fu arrivato, suonò la tromba nella regione montuosa di Efraim, e i figli d’Israele scesero con lui dalla regione montuosa, ed egli si mise alla loro testa. 28 Disse loro: «Seguitemi, perché il Signore vi ha dato nelle mani i Moabiti, vostri nemici». Quelli scesero dietro a lui, s’impadronirono dei guadi del Giordano per impedire il passaggio ai Moabiti e non lasciarono passare nessuno. 29 In quel tempo sconfissero circa diecimila Moabiti, tutti robusti e valorosi; non ne scampò neppure uno. 30 Così, in quel giorno, Moab fu umiliato sotto la mano d’Israele e il paese ebbe pace per ottant’anni.

Dopo l’assassinio di Eglon, Eud raduna i figli d’Israele e fa ciò che per diciotto anni gli era impossibile: sconfiggono i Moabiti (circa diecimila guerrieri, tutti “robusti e valorosi”), sterminandoli tutti. E notiamo l’ultima frase della storia nel v.30: “Così, in quel giorno, Moab fu umiliato sotto la mano d’Israele”. Il grande e potente oppressore d’Israele da diciotto anni sconfitto in un solo giorno! Umiliato infatti! E questo è il punto: Moab e il suo re vengono umiliati non solo nell’avvenimento qui narrato, ma proprio nella narrativa stessa. Il modo in cui la narrativa è stata scritta — come satira — fa lo stesso effetto dell’evento narrato. Mettendo in ridicolo Eglon e il suo esercito, umilia di nuovo questo apparentemente imbattibile oppressore del popolo di Dio.

La storia di Eud, dunque, serve non solo per farci sapere ciò che è accaduto in quel momento storico, ma anche per formare la nostra percezione del mondo intero. Dal nostro punto di vista, un uomo come Eglon sarebbe davvero un nemico invincibile, ma dal punto di vista di Dio, egli è solo un vitello ingrassato pronto al macello e troppo stupido per saperlo. Mentre noi tendiamo a mettere fiducia nella forza e nelle capacità umane, Dio si serve di solito della debolezza per insegnarci che tutto dipende da lui, e non da noi.

Possiamo riassumere la lezione della storia di Eud citando Giacomo 4:6: “Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili”. Quando Israele s’insuperbisce, Dio lo castiga per insegnargli l’umiltà. Ma quando il popolo si umilia, Dio lo libera dall’oppressore, usando proprio “le cose deboli del mondo per svergognare le forti”, come infatti Paolo scrive in 1 Corinzi 1:27-29:

Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio.

Se ci lasciamo istruire dalla storia di Eud, vedremo non solo questa storia ma tutta la storia — tutto il mondo infatti! — in quest’ottica, e questo cambierà radicalmente il modo in cui viviamo.

3) La satira della croce 

Se abbiamo veramente occhi per vedere, però, vedremo che alla fine la storia di Eud ci insegna questo messaggio perché anticipa la storia più grande di tutte, la storia che, come quella di Eud, è in effetti una grande satira. È la satira di cui Paolo parlava in 1 Corinzi, la più grande “presa in giro” di tutti i tempi. Ascoltiamo di nuovo 1 Corinzi 1:

20 Dov’è il sapiente? Dov’è lo scriba? Dov’è il contestatore di questo secolo? Non ha forse Dio reso pazza la sapienza del mondo? 21 Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione. 22 I Giudei infatti chiedono miracoli e i Greci cercano sapienza, 23 ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i Giudei è scandalo e per gli stranieri pazzia; 24 ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio.

Che cos’è la croce di Cristo se non un grande scherzo, nel senso che per mezzo di essa Dio una volta per sempre ha umiliato i superbi, reso pazzi i sapienti, e spezzato la forza dei potenti? È proprio Gesù il vero “Eud” che sembrava tutt’altro che un salvatore. Come Eud, Gesù ha compiuto la salvezza del suo popolo in un modo del tutto inaspettato. Come ne parlò il profeta Isaia (53:2-5):

non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né aspetto tale da piacerci. Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna. Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e mediante le sue lividure noi siamo stati guariti.

Prendendo spunto da questa profezia, possiamo anche vedere, se solo un po’ stranamente, una prefigurazione di Cristo nella figura di Eglon. Dice ancora Isaia nel v.7:

Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la bocca. Come l’agnello condotto al mattatoio, come la pecora muta davanti a chi la tosa, egli non aprì la bocca.

Eglon anticipa Gesù in questo senso: come Eglon, anche Gesù era il grande e potente re (in realtà il più grande e il più potente re di tutti) che, nonostante la sua gloria e potenza, è stato umiliato e ucciso come un animale al macello. Come Giudici 3 ridicolizza Eglon nel modo in cui è stato ucciso, così anche i vangeli narrano come Gesù, sulla croce, è stato disprezzato e ridicolizzato proprio per essersi chiamato “il re dei giudei”, per essere stato un salvatore che sembrava non capace di salvare se stesso. E ancora come Eglon, l’assassinio di Gesù ha effettuato la salvezza del suo popolo. Ma le similitudini finiscono qui, perché mentre Eglon è stato una vittima ignara, Gesù invece ha offerto se stesso volontariamente come sacrificio di amore.

Questa storia — la storia del vangelo — è la vera ottica divina tramite cui dobbiamo comprendere la storia della nostra vita e la storia del mondo. Non solo dunque la storia di Eud, ma è la più grande storia del vangelo (che la storia di Eud anticipa!) che ci ammaestra come pensare, come parlare, e come vivere bene in questo mondo. Ci saranno sempre tante cose che non capiremo; ci saranno periodi — come i diciotto anni dell’oppressione di Moab — che vivremo senza sapere il perché. Ma quando teniamo lo sguardo fisso su Gesù, “colui che crea la fede e la rende perfetta”, avremo tutto quello che ci serve per affrontare ogni circostanza:

Per la gioia che gli era posta dinanzi egli sopportò la croce, disprezzando l’infamia, e si è seduto alla destra del trono di Dio. Considerate perciò colui che ha sopportato una simile ostilità contro la sua persona da parte dei peccatori, affinché non vi stanchiate perdendovi d’animo. (Ebrei 12:2-3)

Amen!

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