Isaia 28: Sia Dio veritiero e ogni uomo bugiardo

1) L’introduzione a Isaia 28

Il brano biblico che studiamo oggi, Isaia 28, apre una suddivisione importante nel libro del profeta Isaia, costituita da una serie di sei lamenti rivolti al regno di Giuda, di cui Gerusalemme era la capitale. Isaia 28 è infatti il primo di questi sei lamenti e dipinge la situazione deplorevole che il profeta è chiamato ad affrontare con la parola di Dio. Isaia proclama quest’oracolo nell’ultima metà dell’ottavo secolo a.C. — un’epoca ovviamente molto lontana dalla nostra — ma questo non lo rende irrilevante per noi oggi. Anzi, il messaggio di questo capitolo è molto attuale e pertinente in quanto anche noi siamo costretti tutti i giorni a fronteggiare lo stesso problema fondamentale: cioè la falsità.

Non so se per voi è così, ma guardando il mondo io mi trovo spesso a pregare come nel Salmo 12:1-2:

Salva, o Signore, poiché non ci sono più giusti e i fedeli vengono a mancare tra i figli degli uomini. Ciascuno mente parlando con il prossimo; parla con labbro adulatore e con cuore doppio.

Dappertutto c’è infatti la falsità in tutte le sue forme: la menzogna, l’inganno, anche la mezza verità che lascia intendere l’opposto della verità. Come qualcuno ha osservato, la falsità non è la cosa peggiore che noi esseri umani facciamo, ma è ciò che ci permette di fare le cose peggiori. È la falsità che permette ai potenti del mondo di sfruttare e di opprimere, rivendicando però di operare a favore dei loro sudditi. È la falsità che permette ai governi di convincere le loro popolazioni che la guerra è necessaria. È la falsità che permette ai criminali di rubare, danneggiare e ammazzare. È la falsità che ci permette di negare che le nostre dipendenze sono veramente dipendenze, impendendoci di trovare aiuto e liberazione. È la falsità che ci permette di giustificare ogni sorta di male, grande o piccolo che sia, convincendoci che abbiamo ragione quando in realtà abbiamo solo torto. È vero, dunque, che mentre la falsità non è la cosa peggiore, è ciò che permette alle cose peggiori di succedere. È davvero difficile saper come vivere in un mondo di falsità, e ancora più difficile mantere fiducia in Dio quando tutto ciò che ci circonda contraddice la sua parola.

Ma in un mondo di falsità — come quello in cui Isaia profetizzò — possiamo comunque trovare forza per credere e speranza per perseverare se facciamo tesoro di questo capitolo, Isaia 28. Possiamo essere molto incoraggiati da questo profeta che fu una voce solitaria della verità in mezzo a un deserto di falsità. Possiamo imparare a vivere come testimoni della parola di Dio nonostante le labbra bugiarde e i cuori doppi che ci assediano da ogni lato. Questo è infatti lo scopo del nostro studio. Essendo letteratura profetica e poetica, Isaia 28 non è di facile comprensione, e quindi procederemo nella seguente maniera. Prima esamineremo il capitolo versetto per versetto per capire bene il suo messaggio. Dopo ne riassumeremo i temi principali per scoprire il significato per noi oggi.

2) Il messaggio di Isaia 28

28:1 Guai alla superba corona degli ubriachi di Efraim e al fiore che appassisce, splendido ornamento che sta sul capo della grassa valle degli storditi dal vino!

Il messaggio che il Signore comanda a Isaia di annunciare al popolo di Giuda comincia con una profezia rivolta invece al popolo di “Efraim”, cioè alle dieci tribù d’Israele che si erano ribellate alla monarchia davidica dopo la morte di Salomone e che avevano formato un regno separato al nord. Questo regno fu distrutto dagli Assiri nel 722 a.C. a causa della sua persistente malvagità, e la profezia riguardante questa distruzione, che Isaia qui riferisce, serve da esempio al regno di Giuda della sorte che aspetta anche esso a causa della sua malvagità.

La prima parola del messaggio di Isaia è semplicemente “guai!”, una parola diametralmente opposta alle apparenze del regno d’Israele. La sua capitale — la città di Samaria — sembra dall’esterno uno “splendido ornamento che sta sul capo della grassa valle”, ma in realtà è un “fiore che appassisce”. Mentre i suoi abitanti si divertono con vino e s’ingannano che va tutto bene, Isaia arriva con una parola contraddittoria e devastante: guai!

28:2-4 Ecco venire, da parte del Signore, un uomo forte, potente, come una tempesta di grandine, un uragano distruttore, come una piena di grandi acque che straripano; egli getta quella corona a terra con violenza. La superba corona degli ubriachi di Efraim sarà calpestata; il fiore che appassisce, lo splendido ornamento che sta sul capo della grassa valle, sarà come il fico primaticcio che precede l’estate: appena uno lo scorge, l’ha in mano e lo ingoia.

Guai! perché il Signore sta mandando contro il regno d’Israele giudizio nella forma di “un uomo forte”, cioè l’impero degli Assiri, che lo annienterà con la violenza di “una tempesta di grandine” e di “un uragano distruttore”. E come il primo fico della stagione, Israele sarà subito e totalmente ingoiato. La sua bellissima corona — la capitale Samaria — “sarà calpestata”, rivelando che la sua prosperità è un’apparenza ingannevole, che la sua felicità è fugace, e che il suo vino è un soporifero che la rende insensibile alla sua imminente rovina.

28:5-6 In quel giorno il Signore degli eserciti sarà una splendida corona, un diadema d’onore al resto del suo popolo,uno spirito di giustizia a colui che siede come giudice, la forza di quelli che respingono il nemico fino alle sue porte.

Ma il giudizio non è l’ultima parola di Dio al suo popolo. Il motivo per cui va calpestata la corona falsa d’Israele è affinché il Signore diventi la vera “splendida corona”. Laddove prima c’era solo ingiustizia, Dio stabilirà la giustizia. Laddove prima c’era solo debolezza e sconfitta davanti al nemico, sarà Dio stesso la forza e la protezione del suo popolo. Questa è la promessa; questa è l’intenzione di Dio nel giudicare.

28:7-8 Ma anche questi barcollano per il vino e vacillano per le bevande inebrianti; sacerdote e profeta barcollano per le bevande inebrianti, affogano nel vino, vacillano per le bevande inebrianti, barcollano mentre hanno visioni, tentennano mentre fanno da giudici. Tutte le tavole sono piene di vomito, di lordure, non c’è più posto pulito.

Non è chiaro a questo punto se il profeta si rivolge ora agli abitanti di Gerusalemme (come fa esplicitamente dal v.14 in poi), o se continua il suo discorso su Israele. Forse tutti e due sono adesso i destinatari. In ogni caso, l’importante è notare che qui Isaia prende di mira specificamente i sacerdoti e i profeti del popolo, i quali si ubriacano anche loro, “barcollano mentre hanno visioni”. Non sono dunque in grado, come sono stati incaricati, di far conoscere la parola di Dio al popolo. Anzi, “tutte le tavole sono piene di vomito”; invece di riempire il paese della conoscenza del Signore, lo riempiono di sporcizia e impurità.

28:9-10 «A chi vuole dare insegnamenti? A chi vuole far capire la lezione? A dei bambini appena divezzati, staccati dalle mammelle? Poiché è un continuo dar precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là!»

Qui Isaia cita le parole beffarde di questi sacerdoti e profeti che cercano di ridicolizzare il suo messaggio chiamandolo “insegnamenti da bambini”, “un poco qui, un poco là”. Evidentemente i sacerdoti e i profeti si ritengono troppo intelligenti, troppo istruiti, e troppo sofisticati per la predicazione di Isaia che a loro sembra roba da stupidi, sempliciotti e scemi.

28:11 Ebbene, sarà mediante labbra balbuzienti e mediante una lingua straniera che il Signore parlerà a questo popolo.

Poiché essi hanno respinto la parola di Dio come il balbettare di bambini, così il Signore gli parlerà veramente in questa maniera: “mediante labbra balbuzienti” di un invasore straniero, mediante la lingua che parleranno gli assiri (e dopo i babilonesi) quando arrivano per distruggere il paese. Tale giudizio è conforme al disprezzo che il popolo ha avuto nei confronti della parola di Dio.

28:12 Egli aveva detto loro: «Ecco il riposo: lasciar riposare lo stanco; questo è il refrigerio!» Ma quelli non hanno voluto ascoltare.

Questo, infatti, è la parola di Dio che Isaia aveva riferito loro: riposatevi! Come dice ancora nel 30:15: “Poiché così aveva detto il Signore, Dio, il Santo d’Israele: «Nel tornare a me e nello stare sereni sarà la vostra salvezza; nella calma e nella fiducia sarà la vostra forza». Ma voi non avete voluto!” Ciò che diventa chiaro nel capitolo 30 è che, mentre l’esercito assiro che invade e distrugge il regno d’Israele al nord, il regno di Giuda tenta di fare un’alleanza con Egitto per proteggere il suo territorio.

Questo viene fortemente condannato da Isaia perché vuol dire che Giuda sta confidando nell’Egitto anziché nel Signore. Sta mettendo fiducia per la salvezza in quel potere che una volta l’aveva tenuto schiavo e dal quale il Signore, il vero Salvatore, l’aveva liberato! Di conseguenza, Giuda non è in grado di riposarsi nella certezza che sarà il Signore a salvarlo dagli assiri, e l’esortazione di Isaia di fare proprio questo gli sembra del tutto insensata. E così sembra a tutti che sono convinti di doversi salvare da soli con le proprie forze.

28:13 La parola del Signore è stata per loro precetto dopo precetto, precetto dopo precetto, regola dopo regola, regola dopo regola, un poco qui, un poco là, affinché essi andassero a cadere a rovescio, fossero fiaccati, còlti al laccio e presi!

Questa parola del Signore — il comandamento di fidarsi solo di lui e dunque riposarsi nella sua forza — è stata quella che Giuda ha schernito come sciocchezza, come insulto alla sua intelligenza, la cui conseguenza sarà la sua rovina. Ma (e questo è il punto che Isaia proclamerà nel resto del capitolo) il rifiuto della parola di Dio da parte del popolo non ostacolerà la divina intenzione. Anzi, scandalizzare il popolo fa proprio parte del disegno di Dio: “affinché essi andassero a cadere…”. Isaia qui anticipa 1 Corinzi 1:21: Poiché il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza, è piaciuto a Dio, nella sua sapienza, di salvare i credenti con la pazzia della predicazione.”

28:14 Ascoltate dunque la parola del Signore, o schernitori, che dominate questo popolo di Gerusalemme!

Quindi, nonostante l’ostinazione del popolo di Gerusalemme, il profeta gli comanda di comunque dare ascolto alla parola di Dio. Il rifiuto di ascoltare non è motivo per non predicare, perché anche in questo rifiuto il Signore compie misteriosamente il suo proposito.

28:15 Voi dite: «Noi abbiamo fatto alleanza con la morte, abbiamo fatto un patto con il soggiorno dei morti; quando l’inondante flagello passerà, non giungerà fino a noi, perché abbiamo fatto della menzogna il nostro rifugio e ci siamo messi al sicuro dietro l’inganno».

Ora tocca al profeta farsi beffe delle parole del popolo di Giuda. L’alleanza che hanno fatto con Egitto per la protezione contro gli assiri non è altro che un'”alleanza con la morte”. Ciò di cui Giuda ha fatto il suo rifugio non è altro che menzogna, e ha messo le sue speranze soltanto nell’inganno. È dunque veramente stupido parlare come parla Giuda: “quando l’inondante flagello passerà, non giungerà fino a noi!” Chi è il vero scemo, Isaia chiede: quelli che si fidano della parola di Dio o quelli che si fidano della falsità?

28:16 Perciò così parla il Signore, Dio: «Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire.

Dovremo tornare a questo versetto cruciale alla fine, ma per adesso ci basta notare che, contro gli sforzi inutili di Giuda di salvare il suo regno tramite un’alleanza con Egitto, è il Signore che l’ha fondato, e sarà il Signore a determinare il suo destino. Contro la malriposta fiducia di Giuda nella falsità, la verità di Dio durerà come “una pietra”. Essendo “una pietra provata”, non importa se tutto il popolo di Giuda rifiuta la parola di Dio: essa resiste a ogni prova e attacco.

Essa è infatti non solo la pietra provata ma la pietra che prova. Chi pensa di poterla giudicare sarà da essa giudicato. Chi pensa di poterla schernire sarà da essa schernito. Quindi, non importa se Isaia si trova totalmente da solo a riferire la parola di Dio a un pubblico ostile. Se lui confida in essa, pur essendo da solo, “non avrà fretta di fuggire”, ovvero non rimarrà deluso o sconvolto, ma starà calmo e fermo, fondato sulla pietra angolare.

28:17-20 Io metterò il diritto per livella e la giustizia per piombino; la grandine spazzerà via il rifugio di menzogna e le acque inonderanno il vostro riparo. La vostra alleanza con la morte sarà annullata e il vostro patto con il soggiorno dei morti non reggerà; quando l’inondante flagello passerà, voi sarete da esso calpestati. Ogni volta che passerà, vi afferrerà; poiché passerà mattina dopo mattina, di giorno e di notte; e sarà spaventevole imparare una tale lezione! Poiché il letto sarà troppo corto per distendervisi, e la coperta troppo stretta per avvolgervisi.

Il trionfo finale della parola di Dio che Isaia annuncia sarà rivelato quando essa si avvererà. Quando fallisce l’alleanza di Giuda con Egitto, quando arrivano gli invasori per assediare Gerusalemme, allora sarà spazzato via “il rifugio di menzogna”. Quando Giuda sarà costretto a coricarsi nel letto che ha fatto, scoprirà che esso non è capace di dare il riposo sperato. Quando Giuda sarà calpestato da stranieri, imparerà la verità della parola di Dio, ma quanto “sarà spaventevole imparare una tale lezione!”

28:21 Poiché il Signore sorgerà come al monte Perazim, si adirerà come nella valle di Gabaon, per fare la sua opera, l’opera sua singolare, per compiere il suo lavoro, lavoro inaudito».

Ma più spaventevole di tutto sarà “l’opera … singolare” del Signore, il suo “lavoro inaudito”. Singolare e inaudito perché sarà contro il suo proprio popolo che il Signore sorgerà in giudizio. I richiami “al monte Perazim” e alla “valle di Gabaon” si riferiscono a due momenti importanti quando il Signore ha sconfitto i nemici di Israele, i canaanei (Giosué 10) e i filistei (2 Samuele 5). In base a questi ricordi, Giuda si aspetta che il Signore combatterà di nuovo contro i suoi nemici. Ma la cosa inaudita è che il Signore combatterà invece contro Giuda!

28:22-23 Ora non fate gli schernitori, affinché le vostre catene non abbiano a rafforzarsi! Poiché io ho udito, da parte del Signore, Dio degli eserciti, che è deciso uno sterminio completo di tutto il paese. Porgete orecchio e date ascolto alla mia voce! State attenti e ascoltate la mia parola!

Nella Bibbia, fare “gli schernitori” è la cosa più grave, perché significa non solo rifiutare la parola di Dio, ma anche disprezzarla, farsi beffe di essa. Però, nonostante il pessimo comportamento di Giuda finqui, Isaia continua a supplicarlo di dare ascolto al suo messaggio. Finché il profeta parla, c’è tempo per ravvedersi, c’è tempo per scongiurare lo “sterminio completo” che il Signore ha decretato.

28:24-28 L’agricoltore ara sempre per seminare? Rompe ed erpica sempre la sua terra? Quando ne ha appianata la superficie, non vi semina l’aneto, non vi sparge il comino, non vi mette il frumento a solchi, l’orzo nel luogo designato e la spelta entro i limiti ad essa assegnati? Il suo Dio gli insegna la regola da seguire e lo istruisce. L’aneto non si trebbia con la trebbia, né si fa passare sul comino la ruota del carro; ma l’aneto si batte con il bastone e il comino con la verga. Si trebbia il grano, tuttavia non lo si trebbia sempre; vi si fanno passare sopra la ruota del carro e i cavalli, ma non si schiaccia.

Tuttavia, siccome Giuda persiste nel fare lo schernitore, arriverà il momento che Isaia prevede. Come fa l’agricoltore, Dio romperà ed erpicherà la terra di Giuda. Il popolo sarà trebbiato come grano. Il nemico gli passerà sopra con la ruota del carro. Ma, sempre conforme all’analogia dell’agricoltore, lo scopo di Dio non è di rompere, di trebbiare o di schiacciare per sempre. Le azioni “distruttive” dell’agricoltore servono per preparare il terreno alla semina, proprio come Dio fa morire per poter risuscitare a nuova vita. Inoltre, come “l’aneto non si trebbia con la trebbia” ma piuttosto “si batte con il bastone”, così il giudizio che il Signore ha decretato è esattamente ciò che serve per compiere il suo proposito a favore di Giuda. Non serve più di questo, ma non serve neanche di meno.

28:29 Anche questo procede dal Signore degli eserciti; meravigliosi sono i suoi disegni, grande è la sua saggezza.

Per questo, il discorso di Isaia finisce acclamando la saggezza di Dio nell’eseguire i suoi disegni. Le sue vie sono spesso misteriose e inscrutabili, a volte anche scandalose, ma sono tutte sagge. Quando la verità della sua parola trionferà su ogni falsità umana, allora tutti lo vedranno, persino gli schernitori, e dovranno confessare ciò che adesso confessa solo Isaia: “meravigliosi sono i suoi disegni, grande è la sua saggezza”.

3) Il significato attuale di Isaia 28

Questo è il messaggio di Isaia 28 e il suo significato per il popolo di Giuda nell’ottavo secolo a.C. Ma per noi oggi? Che significato, che pertinenza, che applicazione ha per noi che viviamo nell’XXI secolo d.C.? Possiamo scoprire questo significato nel riassumere due temi principali che sono emersi nel nostro studio.

A) La verità di Dio è più forte della falsità dell’uomo

Il primo tema è che la verità di Dio è più forte della falsità dell’uomo. Abbiamo parlato all’inizio della difficoltà di vivere in un mondo di falsità. Dopo essere stati ingannati tante volte, è quasi impossible non diventare diffidenti verso gli altri, e questo può avere un impatto anche sul nostro modo di vedere Dio. Dubitiamo della parola degli altri, e cominciamo a dubitare della parola di Dio. Oppure, anche se continuiamo a dire che crediamo, possiamo cominciare a dubitare dell’efficacia della parola di Dio, perché vediamo che è quasi sempre rifiutata o negata. Siamo inoltre tentati spesso a tacere la nostra testimonianza: o perché non vogliamo affrontare il rifiuto degli altri, o semplicemente perché siamo poco fiduciosi che avrà qualche effetto.

Qui la persona di Isaia è certamente un buon esempio, ma più importante ancora è il contenuto del suo messaggio. Egli insiste sul fatto (perché Dio insiste sul fatto!) che la verità di Dio è più forte della falsità dell’uomo. La parola di Dio è sempre efficace anche quando la menzogna e l’inganno sembrano prevalere. La verità di Dio è la “pietra provata” che reggerà quando ogni altro edificio umano crollerà. In più, lungi dal mettere in dubbio la parola di Dio, il rifiuto, lo scherno e l’incredulità dell’uomo diventano, nelle mani sovrane del Signore, testimoni involontari della sua efficacia. Come dice Paolo in Romani 3:3-4:

Che vuol dire infatti se alcuni sono stati increduli [nei confronti della parola di Dio]? La loro incredulità annullerà la fedeltà di Dio? No di certo! Anzi, sia Dio riconosciuto veritiero e ogni uomo bugiardo, com’è scritto: «Affinché tu sia riconosciuto giusto nelle tue parole e trionfi quando sei giudicato».

Qui Paolo sintetizza bene il nocciolo del discorso. Quando la falsità umana nega la verità di Dio, non fa altro che far risalire ancora di più che Dio, e Dio solo, è veritiero. Come la luce risplende con più brillantezza negli ambienti più tenebrosi, così Dio può essere più chiaramente riconosciuto come l’unica fonte di verità quando ogni uomo è dimostrato bugiardo. Quindi, come Paolo sostiene, Dio trionfa sempre, sia quando è riconosciuto giusto da coloro che si fidano delle sue parole, sia quando è giudicato dalla superbia umana.

Quando ci sentiamo dunque assediati e inondati dalla falsità del mondo che rifiuta di ascoltare la nostra testimonianza, non perdiamo fiducia nella verità di Dio di trionfare, perché come dimostrato in Isaia, essa è sempre più grande e più forte della resistenza che le viene opposta. Non dobbiamo avere vergogna del vangelo che spesso è ignorato o disprezzato perché, come il messaggio di Isaia, sembra “roba da bambini e da scemi”. Riconosciamo che la saggezza del vangelo sta proprio nella sua apparente follia, che la potenza del vangelo sta proprio nella sua apparente debolezza.

B) La parola di Dio (Gesù!) è la pietra angolare della nostra fiducia e il riposo delle nostre anime.

Il secondo tema è legato al primo, e torna al versetto chiave di Isaia 28:

Perciò così parla il Signore, Dio: «Ecco, io ho posto come fondamento in Sion una pietra, una pietra provata, una pietra angolare preziosa, un fondamento solido; chi confiderà in essa non avrà fretta di fuggire.

Se nel contesto di Isaia questo si riferisce alla parola di Dio che rimane ferma ed efficace contro quelli che la scherniscono, nel senso più grande si riferisce alla Parola che è Gesù Cristo. Questo è esattamente ciò che Paolo dice dopo in Romani 9:33 (per non parlare di tanti altri brani nel Nuovo Testamento che applica quest’immagine a Gesù). Gesù è quella pietra che, secondo Salmo 118:22, i costruttori nella loro intelligenza hanno rifiutato ma che Dio ha fatto diventare la pietra angolare. Gesù è la verità di Dio incarnata che ha subito il più grande rifiuto da parte dell’umanità quando lui è stato crocifisso. Ma come la più grande conferma del potere invincibile della sua parola, Dio lo ha risuscitato dai morti, dimostrando una volta per sempre la sua verità trionferà sempre sulla falsità umana.

Se dunque noi confidiamo in questa pietra, se ne facciamo la pietra angolare della nostra vita, non saremo mai delusi. Non avremo, come dice letteralmente Isaia 28:16, “fretta”, perché troveremo invece riposo nell’essere fondati su questo fondamento. Non correremo sempre di qua e di la, sempre sforzandosi, sempre lavorando, sempre facendo freneticamente senza mai fermarci, convinti che se non ci pensiamo noi, tutto andrà a pezzi. Il segno di quelli che hanno costruito la loro vita su Gesù come pietra angolare è la possibilità — la libertà — di lasciar andare, di non fare, di stare sereni e nella calma perché sappiamo che possiamo fidarci del Signore di salvarci, di prendersi cura di noi, di provvedere a ogni nostro bisogno. Certo, abbiamo tutti doveri e responsabilità irrinunciabili. Ma questi doveri e responsabilità non dovrebbero diventare causa di preoccupazione o ansia come se, se dovessimo venir meno a essi, Dio non sarebbe in grado di comunque provvedere a tutto quello che serve. C’è in realtà una sola cosa necessaria e irrinunciabile:

Fermatevi», dice, «e riconoscete che io sono Dio. (Salmo 46:10)

Che Dio ci conceda la grazia di far tesoro di questa sua parola e di metterla in pratica. Amen.

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