Atti 19:23-41: Il teatro del vangelo

1) Atti 19: Il vangelo a Efeso

1.1) La città di Efeso

I fatti narrati in Atti 19 accadono all’incirca dell’anno 55 quando Paolo, durante il suo terzo viaggio missionario, arriva a Efeso, una grande e influente città sulla costa dell’Asia Minore, l’odierna Turchia. Luca, l’autore di Atti, indica che il ministero di Paolo a Efeso è stato particolarmente fecondo, non solo nel fondare lì una forte e fervente chiesa ma anche nel far sì che dopo due anni “tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la Parola del Signore” (19:10). Essendo sulla costa, Efeso aveva un grande porto ed era un importante crocevia di commercio e transito. Questo ha permesso a Paolo di venir in contatto con persone provenienti da lontano e di predicare loro il vangelo, così che Efeso è diventato un centro di ampia diffusione della parola di Dio in tutta quella regione.

Notiamo questo non però per trascurare quel che è successo tra gli abitanti di Efeso stesso, che è stato, in una parola, straordinario. Come vediamo in questo capitolo, Efeso era famoso all’epoca per il culto della dea Diana, alla quale era dedicato uno dei templi più belli del mondo. Questo tempio era infatti una delle sette meravaglie antiche, e genti da tutte le parti venivano lì per adorare. E come accade sempre in luoghi turistici, si era formata una grande industria basata sulla vendita di statuette, “tempietti” (19:24), e altri souvenir legati alla deità.

Inseparable, inoltre, dal culto di Diana a Efeso era la pratica della magia — non quei giochi di prestigio che fanno divertire i bambini a feste di compleanno, ma la magia vera e propria, mirata a far uso dei poteri spirituali sia benevoli che maligni. Gli antichi vivevano con una consapevolezza dell’invisibile realtà spirituale molto più sentita e sviluppata rispetto a noi moderni, ed Efeso era famoso (forse un po’ come Torino oggi!) come centro di conoscenze esoteriche e pratiche occultistiche. Ancora oggi sono conservati talismani, amuleti e manoscritti con incantesimi e riti magici rimasti dall’Efeso antico. Se uno all’epoca voleva aiuto o protezione dagli spiriti maligni, se voleva guarigione da malattie attribuite agli stessi, o se voleva imparare a usufruire delle energie considerate benevole, poteva andare a Efeso sapendo che lì avrebbe trovato risposte alle proprie domande. In poche parole, Efeso era nel mondo antico un baluardo del regno di Satana.

1.2) Il ministero di Paolo

È in questo contesto che Paolo arriva e porta l’arma del regno di Dio, il vangelo di Gesù Cristo. E quanto più forte delle tenebre risulta il potere della Parola! Leggiamo che cosa succede:

Poi entrò nella sinagoga, e qui parlò con molta franchezza per tre mesi, esponendo con discorsi persuasivi le cose relative al regno di Dio. Ma siccome alcuni si ostinavano e rifiutavano di credere dicendo male della Via in presenza della folla, egli, ritiratosi da loro, separò i discepoli e insegnava ogni giorno nella scuola di Tiranno. 10 Questo durò due anni. Così tutti coloro che abitavano nell’Asia, Giudei e Greci, udirono la Parola del Signore. 11 Dio intanto faceva miracoli straordinari per mezzo di Paolo; 12 al punto che si mettevano sopra i malati dei fazzoletti e dei grembiuli che erano stati sul suo corpo, e le malattie scomparivano e gli spiriti maligni uscivano.

13 Or alcuni esorcisti itineranti giudei tentarono anch’essi di invocare il nome del Signore Gesù su quelli che avevano degli spiriti maligni, dicendo: «Io vi scongiuro, per quel Gesù che Paolo annuncia». 14 Quelli che facevano questo erano sette figli di un certo Sceva, giudeo, capo sacerdote. 15 Ma lo spirito maligno rispose loro: «Conosco Gesù, e so chi è Paolo; ma voi chi siete?» 16 E l’uomo che aveva lo spirito maligno si scagliò su tutti loro; e li trattò in modo tale che fuggirono da quella casa, nudi e feriti. 17 Questo fatto fu risaputo da tutti, Giudei e Greci, che abitavano a Efeso; e tutti furono presi da timore, e il nome del Signore Gesù era esaltato. 18 Molti di quelli che avevano creduto venivano a confessare e a dichiarare le cose che avevano fatte. 19 Fra quanti avevano esercitato le arti magiche, molti portarono i loro libri e li bruciarono in presenza di tutti; e, calcolatone il prezzo, trovarono che era di cinquantamila dramme d’argento. 20 Così la Parola di Dio cresceva e si affermava potentemente.

La storia dell’arrivo, non tanto di Paolo, ma della Parola che lui portava è una di grande potenza. I “miracoli straordinari” compiuti da Dio “per mezzo di Paolo” — guarigioni ed esorcismi — dimostravano la superiorità del regno di Dio sul regno di Satana e la supremazia del nome di Gesù al di sopra di ogni altro nome in cielo e sulla terra. Anche la buffa vicenda dei sette figli di Sceva mette in risalto l’autenticità del vangelo predicato da Paolo: i demoni erano in grado di distinguere il vero potere al quale erano costretti a ubbidire da quello che era solo una messinscena. Così, quando Paolo ha predicato il nome di Gesù a Efeso, il suo messaggio è stato confermato (come succede ancora oggi nelle parti del mondo dove il mondo spirituale è più “visibile”) da segni miracolosi innegabili. Quando gli efesini hanno visto il potere del nome di Gesù, il risultato è stato altrettanto straordinario: molti hanno creduto e hanno rinunciato ai loro idoli e alle pratiche demoniache in cui erano stati coinvolti.

Particolarmente indicativo dell’enorme impatto del vangelo a Efeso è il valore dei libri magici che i nuovi credenti hanno distrutto col fuoco. Abbiamo già notato che Efeso era famoso per la produzione di oggetti e manoscritti occultistici, che costituiva una parte non insignificante dell’economia. Qui Luca ci dice che il valore dei libri bruciati “era di cinquantamila dramme d’argento”, una cifra che, tradotta in termini contemporanei, è uguale a circa cinque milioni di euro. Quindi, una somma di non poco conto. Luca ci dice questo per farci capire quanto è stato efficace il vangelo a Efeso, tanto da spronare i nuovi credenti a buttare via in effetti cinque milioni di euro!

1.3) Il tumulto

È ovvio che un colpo così grande all’economia locale non sarebbe passato inosservato. Il resto del capitolo 19 riporta infatti le ripercussioni. Leggiamo dal v.23 in poi:

23 In quel periodo vi fu un gran tumulto a proposito della nuova Via. 24 Perché un tale, di nome Demetrio, orefice, che faceva tempietti di Diana in argento, procurava non poco guadagno agli artigiani. 25 Riuniti questi e gli altri che esercitavano il medesimo mestiere, disse: «Uomini, voi sapete che da questo lavoro proviene la nostra prosperità; 26 e voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l’Asia, dicendo che quelli costruiti con le mani non sono dèi. 27 Non solo vi è pericolo che questo ramo della nostra arte cada in discredito, ma che anche il tempio della grande dea Diana non conti più, e che sia perfino privata della sua maestà colei che tutta l’Asia e il mondo adorano». 28 Essi, udite queste cose, accesi di sdegno, si misero a gridare: «Grande è la Diana degli Efesini!»

29 E la città fu piena di confusione; e trascinando con sé a forza Gaio e Aristarco, macedoni, compagni di viaggio di Paolo, si precipitarono tutti d’accordo verso il teatro. 30 Paolo voleva presentarsi al popolo, ma i discepoli glielo impedirono. 31 Anche alcuni magistrati dell’Asia, che gli erano amici, mandarono a pregarlo di non avventurarsi nel teatro. 32 Intanto, chi gridava una cosa, chi un’altra; infatti l’assemblea era confusa; e i più non sapevano per quale motivo si fossero riuniti. 33 Dalla folla fecero uscire Alessandro, che i Giudei spingevano avanti. E Alessandro, fatto cenno con la mano, voleva tenere un discorso di difesa davanti al popolo. 34 Ma quando si accorsero che era giudeo, tutti, per quasi due ore, si misero a gridare in coro: «Grande è la Diana degli Efesini!»

35 Allora il segretario, calmata la folla, disse: «Uomini di Efeso, c’è forse qualcuno che non sappia che la città degli Efesini è la custode del tempio della grande Diana e della sua immagine caduta dal cielo? 36 Queste cose sono incontestabili; perciò dovete calmarvi e non fare nulla in modo precipitoso; 37 voi infatti avete condotto qua questi uomini, i quali non sono né sacrileghi né bestemmiatori della nostra dea. 38 Se dunque Demetrio e gli artigiani che sono con lui hanno qualcosa contro qualcuno, ci sono i tribunali e ci sono i proconsoli: si facciano citare gli uni e gli altri. 39 Se poi volete ottenere qualcos’altro, la questione si risolverà in un’assemblea regolare. 40 Infatti corriamo il rischio di essere accusati di sedizione per la riunione di oggi, non essendovi ragione alcuna con la quale poter giustificare questo tumulto». 41 Detto questo, sciolse l’assemblea.

Luca dà molta attenzione a questa vicenda, quasi la metà del capitolo. Deve essere dunque molto importante, e nel resto di questo studio ci focalizzeremo su di essa. Cominciamo con la domanda che dobbiamo sempre porre di fronte alle narrative bibliche: perché l’autore ha voluto riferire questa storia? Più di due anni Paolo ha trascorso a Efeso, e Luca avrebbe potuto scrivere tante altre cose, ma ha voluto scrivere e farci sapere questo. Perché? Il racconto del tumulto a Efeso c’insegna almeno tre cose importanti che riguardano ciò che vorrei chiamare “il teatro del vangelo”. Per anticipare: proprio come al teatro — o possiamo includere anche il cinema, o le trasmissioni televisive — si fanno spettacoli che possono, sì, intrattenere, ma di più sono mini-rappresentazioni comiche o tragiche dell’esperienza umana, così anche è la chiesa: la comunità di persone chiamate fuori dal regno di Satana per rappresentare il regno di Dio davanti al mondo. La chiesa è in pratica un “teatro del vangelo”, dove quelli ancora nel regno di Satana possono vedere uno spettacolo (se solo un’anteprima) del regno di Dio, di come sarà il mondo dopo che in Cristo tutte le cose saranno fatte nuove. Il tumulto a Efeso — che non a caso ha luogo nel famoso teatro della città — fornisce a Luca un’ottima occasione per farci comprendere quest’aspetto molto importante della vita cristiana. Consideriamo adesso tre elementi della narrativa che contribuiscono a questo tema.

2) Il teatro del vangelo

2.1) La follia dell’idolatria

Il primo elemento che viene fuori chiaramente è la follia dell’idolatria. Il tumulto che finisce con quasi tutta la città in subbuglio, inzia con un certo Demetrio, orefice, parte del gruppo di artigiani efesini che fanno “tempietti di Diana in argento” (v.24) per vendere ai tanti pellegrini che arrivano a Efeso per adorare la divinità patronale. Luca ci informa che la produzione di questi oggetti “procurava non poco guadagno agli artigiani” (v.24), e sono naturalmente arrabbiati che la predicazione di un certo ebreo di nome Paolo sta facendo crollare la loro attività. Abbiamo già visto l’impatto economico della distruzione dei libri magici. Di conseguenza, questo Demetrio e altri del “medesimo mestiere” (v.25) fomentano un tumulto contro Paolo e gli altri cristiani della città dicendo che “questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l’Asia, dicendo che quelli costruiti con le mani non sono dèi” (v.26).

Ora, è ovvio che l’interesse di Demetrio e gli altri artigiani è principalmente economico, ma sanno che gli efesini sono fieri che la loro città è il centro mondiale del culto di Diana, e su questo fanno leva per suscitare un movimento contro Paolo, per evitare che “il tempio della grande dea Diana non conti più, e che sia perfino privata della sua maestà colei che tutta l’Asia e il mondo adorano” (v.27). Sono furbi, questi artigiani, e con questa retorica riescono a incitare un tumulto contro Paolo. Paolo stesso viene salvato da alcuni “discepoli” e “magistrati” (v.30-31), ma la folla afferra “Gaio e Aristarco, macedoni, compagni di viaggio di Paolo” e li porta al teatro, una grande struttura che poteva ospitare circa ventimila persone (v.29).

Senza nessun intervento, sarebbe finito male per Gaio e Aristarco, ma uno degli ufficiali della città, il “segretario”, riesce a calmare la folla e gli salva la vita. Forse il segretario non è del tutto disinteressato, avvertendo che “corriamo il rischio di essere accusati di sedizione per la riunione di oggi, non essendovi ragione alcuna con la quale poter giustificare questo tumulto” (v.40). Il governo locale era soggetto al potere di Roma, e quindi era meglio per tutti che si risolvesse la questione per vie legali. Il tumulto rischiava di incorrere in una rappresaglia da parte dell’impero, e così “sciolse l’assembea” (41).

L’intervento del segretario nella narrativa serve per evidenziare la follia della folla. Non c’è stata veramente, come dice, “ragione alcuna con la quale poter giustificare questo tumulto”. Ma nel senso che forse neanche il segretario ha capito, non c’è stata ragione alcuna perché ciò che aveva in fondo istigato il tumulto — l’idolatria — è senza ragione, e questo è il punto. L’idolatria — mettere, servire, adorare qualcosa di creato come se fosse il Creatore — è per natura irragionevole e senza senso. Questo viene fuori nella narrativa anche in modo un po’ buffo quando nel v.32 riporta che “chi gridava una cosa, chi un’altra; infatti l’assemblea era confusa; e i più non sapevano per quale motivo si fossero riuniti”. Questo è quello che l’idolatria fa all’essere umano: lo rende stupido e insensato, perché l’essere umano diventa come ciò che adora. Lo dice esplicitamente 2 Re 17:15:

Andarono dietro a cose vane [qui intese come idoli], diventando vani essi stessi.

Può essere un idolo vero e proprio, come Diana di Efeso, o può essere un idolo più subdolo come l’avidità del denaro, cioè l’idolo che hanno maggiormente servito Demetrio e gli artigiani efesini. Ma qualunque cosa sia, l’idolatria porta sempre a questa fine: alla confusione, alla stupidità, all’insensibilità, al caos, e (senza l’intervento di un salvatore) alla morte.

Il lato ironico di questa storia è che l’idolatria si spaccia sempre per bella, buona, amorevole, e tollerante. Il mondo di Paolo non era molto diverso dal nostro in questo aspetto. La cultura greco-romana era politeista, che per definizione tollera un’ampia gamma di idee, filosofie e religioni. Vuoi credere in Diana di Efeso? Va bene! Oppure vuoi credere in Mitra, una divinità solare persiana che aveva un grande seguito nell’impero romano? Va bene anche lui! Vuoi magari servire l’onnipresente dio Mammona, cioè il denaro? Ottimo! Sei libero di scegliere l’opzione religiosa che fa per te. Cosa potrebbe essere più bello, più consolante, più tollerante di questo pluralismo religioso? Ma guai se arriva un Paolo che predica Gesù, nome al di sopra di ogni nome, l’unico Signore al quale ogni ginocchio si piegherà, l’unico Salvatore per il quale siamo salvati! No, un Paolo non possiamo affatto tollerare! Tolleriamo tutto sì, a patto che tutto sia d’accordo con noi! Non possiamo tollerare qualcuno che non tollera tutto! Siamo dunque intolleranti di Paolo e del Gesù che egli predica nel nome della tolleranza!

Questo ragionamento è palesemente ipocrita. Nessuno tollera tutto. Nessuno ama e accetta tutto. Ed è così che oggi, come allora, l’idolatria si nasconde dietro una maschera di bontà e amore verso tutti. Per il mondo, è l’idolatria che ha senso, che ha ragione, è la strada che porta alla pace e alla felicità. Ma quando arriva il vangelo di Cristo, l’illusione scompare, e la farsa viene smascherata. Il vangelo rivela che il diritto del mondo è storto, che l’onore del mondo è vergogna, che la ragione del mondo è irragionevole, e che tutti i suoi idoli sono solo portatori di confusione e morte. Qui, in Atti 19, vediamo uno spettacolo che ci fa vedere la follia dell’idolatria in maniera comica e tragica allo stesso tempo.

Credo non sia un caso che tutto ciò accada in un teatro.

2.2) La spada della testimonianza

Oltre la follia dell’idolatria, il secondo elemento da notare è la “spada” della testimonianza. Abbiamo appena accennato a questo, ma vale la pena approfondirlo. Contro alcune idee popolari, Gesù non era un mero maestro di buona morale, o di amore e pace verso tutti. In Matteo 10:34-36 Gesù stesso ha detto:

34 Non pensate che io sia venuto a mettere pace sulla terra; non sono venuto a metter pace, ma spada. 35 Perché sono venuto a mettere l’uomo contro suo padre, la figlia contro sua madre e la nuora contro sua suocera; 36 e i nemici dell’uomo saranno quelli stessi di casa sua.

La “spada” a cui Gesù si riferisce è la parola del vangelo che crea divisione tra chi l’accetta e chi la rifiuta. Questa spada la vediamo all’opera a Efeso, la spada che taglia via una gran parte del guadagno degli artigiani e dei mercanti, che getta l’intera città in confusione, e che mette in pericolo la vita di Paolo e gli altri cristiani. Certo, il tumulto è in fondo provocato, come detto prima, dall’idolatria. Ma finché gli idoli del mondo hanno il monopolio sui cuori, sui pensieri e sui portafogli delle persone, sono contenti di dargli per un po’ l’illusione della pace e della felicità. Sin dal giardino d’Eden, la tentazione al peccato risulta così efficace perché promette il bene. È molto più facile tenere un popolo assoggettato se si offrono loro come schiavi in cambio del bene promesso dai dominatori.

Ma come vediamo in questo spettacolo (letteralmente!) teatrale, il vangelo mostra gli idoli per quelli che sono veramente. Rileggiamo che cosa dice infatti Demetrio:

26 e voi vedete e udite che questo Paolo ha persuaso e sviato molta gente non solo a Efeso, ma in quasi tutta l’Asia, dicendo che quelli costruiti con le mani non sono dèi. 27 Non solo vi è pericolo che questo ramo della nostra arte cada in discredito, ma che anche il tempio della grande dea Diana non conti più, e che sia perfino privata della sua maestà colei che tutta l’Asia e il mondo adorano.

Se Gesù è l’unico Signore, nessun altro lo è. Se Gesù è l’unico vero Dio, nessun altro lo è. Se Gesù è l’unico Salvatore, nessun altro lo è. Il vangelo proclama tutto ciò, e quindi la conclusione di Demetrio è giusta: il vangelo dimostra che “quelli costruiti con le mani non sono dèi”. Ma agli idoli del mondo, che vogliono essere adorati come dèi, non piace essere esposti come idoli, come impostori, contraffazioni e promotori di male e morte anziché pace e vita. Il tumulto a Efeso illustra che cosa succede quando il dominio degli idoli viene minacciato dalla spada del vangelo, la rabbia con cui reagiscono e la violenza che usano. Se hanno crocifisso Gesù, che cosa faranno ai suoi servi? La persecuzione contro i cristiani a Efeso è un esempio di quello che tutti i fedeli testimoni di Gesù devono aspettarsi dal mondo. Se brandiamo la spada del vangelo, non dobbiamo sorprenderci che a qualcuno non piacerà esserne ferita. Ma dobbiamo comunque fortificarci nella conoscenza che se soffriamo a causa della spada del vangelo, partecipiamo alle sofferenze di Cristo e saremo premiati nel tempo giusto. Come dice 1 Pietro 4:12-16:

12 Carissimi, non vi stupite per l’incendio che divampa in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualcosa di strano. 13 Anzi, rallegratevi in quanto partecipate alle sofferenze di Cristo, perché anche al momento della rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare. 14 Se siete insultati per il nome di Cristo, beati voi! Perché lo Spirito di gloria, lo Spirito di Dio, riposa su di voi. 15 Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, o ladro, o malfattore, o perché si immischia nei fatti altrui; 16 ma se uno soffre come cristiano non se ne vergogni, anzi glorifichi Dio, portando questo nome.

2.3) La chiesa teatrale

Il terzo elemento di questa storia ci porta verso la conclusione di questo studio. Il tumulto a Efeso ha luogo nel teatro, suggerendo che qui dobbiamo vedere una specie di spettacolo del regno di Dio, in cui si manifestano la follia dell’idolatria (che di solito passa per saggezza) e la spada del vangelo (che abbatte il regno di Satana e suscita la sua ira). Ma infine, dobbiamo vedere qui che è la chiesa stessa che funge da teatro del vangelo. È evidente che il vero potere dietro tutto quello che accade in Atti 19 è la Parola di Dio: la parola del Cristo crocifisso che (per citare Paolo stesso) “per i Giudei è scandalo, e per gli stranieri pazzia; ma per quelli che sono chiamati, tanto Giudei quanto Greci, predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio” (1 Corinzi 1:23-24). Ma la Parola non arriva tramite una voce incorporea; Gesù manda i suoi servi per testimoniarla. In Atti 19, è Paolo che arriva come testimone del vangelo, insieme ai suoi colleghi missionari e poi dopo con coloro che credono e vengono battezzati come membri della chiesa. È per questo che, mentre il vero potere in Atti 19 è il vangelo, la figura che rappresenta questo potere è Paolo. È da Paolo che gli Efesini sentono nominare Gesù Cristo. È da Paolo che ascoltano il messaggio che questo Gesù è l’unico vero Dio e i loro dèi non sono altro che idoli. È dunque a Paolo che la loro rabbia viene principalmente indirizzata. È Paolo che si trova in pericolo, ed è a causa della loro associazione con Paolo che Gaio e Aristarco vengono trascinati dalla folla nel teatro.

In tutto questo, quindi, vediamo Paolo e i suoi con-testimoni che sono al centro di questa storia come i rappresentanti in carne e ossa della Parola di Dio. Questi sono gli attori sul palco, e le loro vite costituiscono uno spettacolo del regno di Dio davanti al mondo. E affinché non pensiate che quest’idea sia una sforzatura del testo biblico da parte mia, leggiamo quello che Paolo stesso ha scritto in 1 Corinzi 4:9-13:

Poiché io ritengo che Dio abbia messo in mostra noi, gli apostoli, ultimi fra tutti, come uomini condannati a morte; poiché siamo diventati uno spettacolo [in greco letteralmente “un teatro”] al mondo, agli angeli e agli uomini. 10 Noi siamo pazzi a causa di Cristo, ma voi siete sapienti in Cristo; noi siamo deboli, ma voi siete forti; voi siete onorati, ma noi siamo disprezzati. 11 Fino a questo momento noi abbiamo fame e sete. Siamo nudi, schiaffeggiati e senza fissa dimora, 12 e ci affatichiamo lavorando con le nostre proprie mani; ingiuriati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; diffamati, esortiamo; 13 siamo diventati, e siamo tuttora, come la spazzatura del mondo, come il rifiuto di tutti.

Paolo ha scritto questa lettera alla chiesa di Corinto, sì, ma l’ha scritta mentre era a Efeso (16:8) nel periodo narrato in Atti 19. Anche se non posso saperlo con certezza, sono dell’idea che mentre scriveva queste parole Paolo aveva in mente proprio il tumulto per cui due dei suoi collaboratori erano stati quasi ammazzati nel teatro dalla folla. Forse Paolo, riflettendo su quest’esperienza, l’ha voluta poi usare per descrivere tutta la vita cristiana. Non solo le nostre parole, ma anche le nostre vite — e in particolare le nostre sofferenze e le persecuzioni che subiamo per il nome di Cristo — costituiscono uno spettacolo teatrale in cui il mondo non solo ascolta la nostra testimonianza ma anche vede una rappresentazione delle sofferenze del Cristo crocifisso che predichiamo. La vita del testimone deve essere conforme al contenuto della sua testimonianza. Se il contenuto del messaggio cristiano è in fondo Cristo crocifisso, allora il portatore di questo messaggio cercherà di fare della propria vita un piccolo spettacolo della croce. In quanto è l’intera comunità cristiana e non un qualsiasi credente individuale a essere il testimone del corpo di Cristo crocifisso, è l’intera comunità cristiana che è chiamata a mettere in scena il vangelo, soprattutto nel modo in cui partecipa alle sofferenze di Cristo davanti al mondo che guarda.

Per essere chiari: parliamo di “rappresentare” Cristo e non di “ripresentare” Cristo. Contro la chiesa romana, la comunità cristiana non si sostituisce a Cristo, le sue sofferenze non sono salvifiche, e le sue attività (come la comunione o l’Eucharistia) non ri-presentano al mondo le opere compiute da Gesù una volta per sempre. Ecco perché l’analogia del teatro (o il cinema) è così utile. Se vediamo uno spettacolo che fa vedere un evento storico, sappiamo che quello spettacolo, o quel film, non fa vedere l’evento stesso. Fa vedere una rappresentazione dell’evento, di come poteva essere accaduto, e nel caso di un film storicamente fedele, forse come l’evento è realmente accaduto. Ma noi spettatori non siamo ingannati. Sappiamo che è solo una rappresentazione, solo una testimonianza dell’evento vero.

Così è con la nostra testimonianza cristiana. Le nostre vite non saranno mai più di una pallida rappresentazione e testimonianza di Cristo. Ma, come vediamo in Atti 19, Gesù opera potentemente tramite le nostre povere rappresentazioni e testimonianze per abbattere il regno di Satana e edificare la sua chiesa al suo posto. Come ci saranno sempre errori anche nei film in cui i produttori cercano di rendere tutti i dettagli più veritieri possibile, così qualsiasi “teatro del vangelo” che noi facciamo vedere al mondo avrà grandi problemi e difetti. Sbaglieremo molto, e spesso saremo povere imitazioni di Gesù. Nonostante ciò, a Gesù piace usarci in questo modo, ed è un grande privilegio far parte del cast del più bello spettacolo di tutti: quello del regno di Dio.

Che Dio ci conceda la grazia di essere partecipi sempre più fedeli in questo spettacolo, di sopportare con pazienza e coraggio la nostra porzione delle sofferenze di Cristo, e di essere usati, come lui vuole usarci, per diffondere la sua Parola in un mondo dominato dall’idolatria. Amen.

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