Giovanni 20: La parola della risurrezione

1) Pasqua: il primo giorno della nuova creazione (Giovanni 20:1-9)

1 Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. Allora corse verso Simon Pietro e l’altro discepolo che Gesù amava, e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo». Pietro e l’altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. I due correvano assieme, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra e il sudario, che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa.

1.1) Buona Pasqua

Buona Pasqua! Si dice spesso, ma se ne capisce il significato? Certo, molti sanno che le sue origini risalgono alla risurrezione di Gesù. È molto evidente, però, che non capiscono il vero significato di questo avvenimento perché dopo tornano alla vita “normale” come se niente fosse. Una Pasqua che non cambia radicalmente ogni aspetto della nostra vita non è la vera Pasqua! O, almeno, siamo noi che non abbiamo compreso le sue radicali implicazioni. Giovanni — il cui vangelo stiamo studiando in questo periodo — non vuole lasciarci andare senza farci riflettere a lungo su queste implicazioni, senza che noi passiamo dalla vita “normale” alla vita “eterna”, la vita che Gesù stesso aveva, e ha ancora, da quando è risuscitato dai morti quella prima domenica pasquale.

1.2) La nuova Genesi

La prima cosa che Giovanni c’insegna è che la Pasqua non è stata niente meno del primo giorno della nuova creazione. Se fino a questo punto abbiamo letto il vangelo attentamente, ci deve risultare facile capirlo. Sin dall’inizio Giovanni presenta il vangelo che scrive come una nuova o una seconda Genesi, indicata dall’esplicito richiamo alle parole iniziali:

1 Nel principio era la Parola, la Parola era con Dio, e la Parola era Dio. Essa era nel principio con Dio. Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lei, e senza di lei neppure una delle cose fatte è stata fatta. (1:1-3)

Ma è subito chiaro che Giovanni non vuole solo ricordare Genesi e la creazione dei cieli e della terra, perché la buona notizia che ha da testimoniare supera di gran lunga quella storia. Questa è la storia della nuova creazione! Mentre in Genesi all’umanità è data la vita vulnerabile alla corruzione, in Gesù è data la vita incorruttibile! Mentre in Genesi le tenebre del peccato invadono il buon creato di Dio e rovinano tutto, in Gesù “la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta” (1:5).

Da Genesi in poi, da carne nasce solo carne, da sangue nasce solo sangue, ma da ciò che Gesù compie, nascono figli di Dioi quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio” (1:13). Nella Torah, di cui Genesi è il primo libro, “la legge è stata data per mezzo di Mosè“, ma “la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” e “della sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia” (1:16-17). Nell’Antico Testamento, “nessun ha mai visto Dio”, ma Gesù, “l’unigenito Dio, che è nel seno del Padre, è quello che l’ha fatto conoscere”, e in lui “abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre” (1:14, 18).

Questa è la nuova creazione, promessa nell’Antico Testamento e realizzata solo con la venuta di Gesù Cristo. E Giovanni vuole dirci che è stata quella prima domenica pasquale — il giorno quando Gesù è risuscitato dai morti — che ha inaugurato la nuova creazione. Come lo sappiamo? Consideriamo come Giovanni narra lo svolgimento della morte e della sepoltura di Gesù immediatamente prima della risurrezione:

19:28 Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era già compiuta, affinché si adempisse la Scrittura, disse: «Ho sete». 29 C’era lì un vaso pieno d’aceto; posta dunque una spugna imbevuta d’aceto in cima a un ramo d’issopo, l’accostarono alla sua bocca. 30 Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: «È compiuto!» E chinato il capo rese lo spirito. 31 Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato (poiché era la Preparazione e quel sabato era un gran giorno), chiesero a Pilato che fossero loro spezzate le gambe e fossero portati via.

Qui leggiamo che Gesù è stato crocifisso il giorno prima del sabato, cioè il sesto giorno della settimana. E proprio nel momento prima di morire, Gesù dichiara “È compiuto!”. Ora, questo sta a significare certamente che ogni aspetto della nostra salvezza è stato compiuto da Gesù, nel senso che a noi non rimane alcunché da contribuire. Ma Giovanni vuole che vediamo ancora di più. Dov’è nella Bibbia che Dio compie la sua opera il sesto giorno della settimana e poi si riposa il sabato? Sempre in Genesi!

2:3 Dio benedisse il settimo giorno e lo santificò, perché in esso Dio si riposò da tutta l’opera che aveva creata e fatta.

Abbiamo qui un altro riferimento esplicito alla creazione in Genesi. Alla fine del sesto giorno della settimana, Gesù compie “ogni cosa” (19:28), e poi il settimo giorno, il sabato, si riposa:

19:41 Nel luogo dove egli era stato crocifisso c’era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. 42 Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.

È inoltre importante il fatto che Gesù sia stato sepolto in un giardino, perché era stato proprio in un giardino che Dio, dopo aver formato “l’uomo dalla polvere della terra“, “vi pose l’uomo che aveva formato“, il giardino “in Eden” (Genesi 2:7-8). Ciò non è una coincidenza, ma una Dio-incidenza! Indica che la settimana santa costituisce in effetti i sette giorni della nuova creazione che culmina nell’uomo posto nel giardino e Dio che si riposa dopo aver compiuto la sua opera.

Quando, dunque, cominciamo a leggere Giovanni 20, le prime parole dovrebbero acquisire nuovo significato: “Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro…“. Che c’è di speciale di questo “primo giorno della settimana”, di questa “mattina presto”? Questo è infatti il “primo giorno” della nuova creazione, della nuova Genesi che deve essere ancora scritta, dello spazzare via ogni corruzione e dell’inizio della vita eterna incorruttibile. E tutto questo, perché quando “Maria Maddalena andò al sepolcro“, “vide la pietra tolta dal sepolcro“. Il sepolcro era vuoto! Gesù non era più là! Le tenebre della morte non hanno potuto sopraffare la luce della vita eterna! Come Paolo esclama in 2 Corinzi 5:17:

Se uno è in Cristo, egli è una nuova creazione. le cose vecchie sono passate: ecco, sono diventate nuove.

1.3) Il significato della risurrezione

Notiamo però qualcosa di interessante. La narrazione di Giovanni (come quella degli altri vangeli) non è l’equivalente del finale di un film in cui si vede l’eroe vincere il nemico con strepitosi effetti speciali e la colonna sonora che raggiunge l’apice del suo crescendo. Qui, invece, la vittoria dell’eroe è già passata; Giovanni l’ha saltata. Vediamo solo il dopo, quando alcuni seguaci di Gesù scoprono la tomba vuota e le fasce usate per avvolgere la salma per terra. In un film, qualcuno vedrebbe un tale finale come una delusione! Perché allora, alla fine della storia più importante di tutte, Giovanni non ci fornisce il finale eclatante che vogliamo, narrando ogni minimo dettaglio del momento della risurrezione con un linguaggio vivo ed entusiasmante?

È perché quello che conta veramente non è il mero fatto storico della risurrezione stessa — la rianimazione del cadavere di un uomo vissuto circa 2000 anni fa — ma tutto ciò che la risurrezione significa. Molti, ripeto, sanno che la Pasqua ricorda la risurrezione di Gesù, ma pochi vivono vite trasformate da essa. È a questo significato trasformativo che Giovanni vuole invece indirizzare la nostra attenzione, perché il suo scopo, esplicitato alla fine del capitolo, è che entriamo a partecipare noi stessi a questa storia, a partecipare personalmente alla nuova creazione inaugurata da Gesù, cominciando di viverla ora in mezzo alla vecchia.

Ma poi se chiediamo: allora, qual è questo significato che va oltre il mero fatto storico della risurrezione e ci trasforma la vita? In un senso, non possiamo rispondere a questa domanda nei limiti di un solo studio. Se ponessimo questa domanda a Giovanni, lui probabilmente ci risponderebbe così: “dovete tornare e rileggere questo vangelo da capo, perché il significato della risurrezione sta in tutto ciò che vi ho già scritto!” Giovanni, infatti, ci ha preavvisato che sarebbe stato così nel capitolo 2. Allora, quando Gesù è entrato nel tempio che ha scacciato tutti fuori, chiamandolo “casa del Padre mio” (e così chiamandosi Figlio di Dio e facendosi uguale al Padre, 5:18), i Giudei gli hanno domandato un segno per dimostrare che aveva l’autorità di fare tutto ciò. E leggiamo:

19 Gesù rispose loro: «Distruggete questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere!» 20 Allora i Giudei dissero: «Quarantasei anni è durata la costruzione di questo tempio e tu lo faresti risorgere in tre giorni?» 21 Ma egli parlava del tempio del suo corpo.

Poi Giovanni inserisce il seguente commento cruciale:

22 Quando dunque fu risorto dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che egli aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola che Gesù aveva detta.

Ecco! Quando Gesù è risorto (e solo quando fu risorto), i discepoli sono riusciti a comprendere il vero senso di questo detto. È la risurrezione, e solo la risurrezione, che ha convalidato e rivelato il pieno significato della sua persona e opera. Alla luce della risurrezione, comprendiamo, come i discepoli, che Gesù è il vero tempio, di cui il tempio dei Giudei era solo una prefigurazione, la dimora di Dio con l’umanità e il luogo dell’espiazione dei peccati.

Immaginiamo se invece Gesù non fosse risuscitato dai morti, se fosse rimasto lì nella tomba fino ad oggi. Tutto il suo dire di essere “la risurrezione e la vita” (11:25), nonché “il pane della vita eterna” (6:35-40) e “la luce del mondo” (8:12) e l’eterno “IO SONO” prima che Abraamo fosse (8:58), tutto sarebbe risultato sbagliato se non proprio falso e ingannevole. Ma, come Gesù stesso ha predetto, è la risurrezione che conferma la verità di tutto ciò che ha insegnato e fatto. Nel discorso del buon pastore, Gesù aveva dichiarato:

10:18 Nessuno me la toglie [la vita], ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla.

Nel lasciarsi crocifiggere, Gesù ha deposto la vita, e nel risuscitare il terzo giorno dopo, Gesù l’ha ripresa. Avendo così il potere sulla vita e sulla morte, Gesù si è dimostrato una volta per sempre di essere il vero Signore e l’unico Salvatore del mondo, la piena rivelazione di Dio e l’unica via che conduce alla verità e alla vita eterna (14:6).

Dire questo, però, è dire troppo poco. Ecco perché Giovanni non è prolisso quando tratta la risurrezione, ma piuttosto riservato. A questo punto, poche parole non sarebbero sufficienti per spiegarne il significato, ma non sono neanche necessarie, perché ci vuole tutto quello che Gesù ha detto e fatto prima per capirlo. Così, Giovanni c’informa alla fine del capitolo:

30 Ora Gesù fece in presenza dei {suoi} discepoli molti altri segni, che non sono scritti in questo libro; 31 ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

La storia della risurrezione è dunque un invito a diventare discepoli di Gesù anche noi e, attraverso gli scritti lasciati da Giovanni e gli altri apostoli, passare il resto della vita approfondendo sempre di più il significato della persona e dell’opera di Gesù e divenendo sempre più conformi a lui.

1.4) La scuola del discepolato

Attenzione però: la nostra scuola del discepolato non è solo il vangelo di Giovanni e gli altri scritti del Nuovo Testamento che fanno esplicita menzione del nome “Gesù”. Per quanto necessari questi, Giovanni insiste che sono ugualmente necessari gli scritti della “Scrittura”, ovvero l’Antico Testamento. Tornando al 2:22, i discepoli comprendono e credono non solo alle parole che Gesù aveva detto dopo la sua risurrezione, ma anche “credettero alla Scrittura”. Così anche qui nel capitolo 20, subito dopo Maria, Pietro e Giovanni trovano il sepolcro vuoto ma rimangono perplessi sul significato, Giovanni aggiunge nel v.9 che era “perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti.

In altre parole, i discepoli, come noi, avevano bisogno della Scrittura per capire il pieno significato della risurrezione. Ma se capire la risurrezione dipende dalla Scrittura, così ne dipende anche capire tutto il resto della persona e dell’opera di Gesù. Infatti, ogni metafora, ogni immagine, ogni frase usata per descrivere Gesù nel vangelo di Giovanni deriva dall’Antico Testamento. Abbiamo già visto quanto Giovanni si riferisce a Genesi, tanto da scrivere il vangelo come il suo sequel! Pensiamo, inoltre, alle seguenti affermazioni esemplari:

Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!” (1:28) viene dall’Esodo e dal sistema sacrificale istituito nel libro di Levitico.

«Abbiamo trovato il Messia» (che tradotto vuol dire «Cristo»)” (1:41) viene dal patto che Dio ha fatto con Davide nei libri di Samuele e Cronache.

In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (3:5) viene dalla promessa del nuovo patto profetizzato da Ezechia.

Io sono il buon pastore” (10:11) viene dai Salmi e dal frequente uso di quest’immagine nell’Antico Testamento per raffigurare la relazione tra Dio e il suo popolo.

Io sono la vite, voi siete i tralci” (15:5) viene da un’altra figura veterotestamentaria che riassume l’intera storia d’Israele dalla chiamata di Abramo fino all’esilio babilonese e avanti.

Potremmo trovare innumerevoli altri esempi, ma bastano questi per illustrare quanto è necessario l’Antico Testamento — la “Bibbia” di Gesù e degli apostoli — per comprendere pienamente la risurrezione e per vivere anche noi come discepoli di Gesù. Questo, insieme alla testimonianza apostolica trasmessa nel Nuovo Testamento, è dunque la nostra “scuola” del discepolato dove tutti i giorni impariamo a diventare sempre più conformi a Gesù in ogni aspetto della nostra vita.

2) Beati quelli che credono senza vedere (Giovanni 20:11-31)

11 Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, 12 ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno al capo e l’altro ai piedi, lì dov’era stato il corpo di Gesù. 13 Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l’abbiano deposto». 14 Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. 15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse il giardiniere, gli disse: «Signore, se tu l’hai portato via, dimmi dove l’hai deposto, e io lo prenderò». 16 Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che vuol dire: «Maestro!» 17 Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro”». 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore e che egli le aveva detto queste cose.

19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre le porte del luogo in cui si trovavano i discepoli erano chiuse per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 20 E detto questo mostrò [loro] le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 21 Allora {Gesù} disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch’io mando voi». 22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».

24 Ora Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò». 26 Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!» 27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!» 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

30 Ora Gesù fece in presenza dei {suoi} discepoli molti altri segni, che non sono scritti in questo libro; 31 ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

2.1) Ma Gesù è veramente risuscitato?

Adesso consideriamo brevemente il punto principale del resto di Giovanni 20, un punto strettamente legato a ciò che abbiamo appena imparato. Ci sono in realtà molti spunti di riflessione in questi versetti, ma abbiamo tempo per parlare solo di quello che è forse la cosa più importante in questo frangente: come possiamo essere certi di, e credere in, quanto Giovanni ha scritto qui sulla risurrezione di Gesù? Questo, infatti, è la pietra d’inciampo per molti. “Ok, va bene”, diranno dopo tutto questo, “ma sembra poco plausibile — incredibile in realtà — che Gesù sia risuscitato dai morti. Ammetto che se Gesù veramente è risuscitato, consegue tutto il resto: egli è il vero Signore e l’unico Salvatore del mondo. Ma forse la tomba era vuota perché qualcuno ha rubato il suo corpo. Forse Maria e i discepoli l’hanno visto di nuovo in vita solo come un’allucinazione, o perché sulla croce Gesù era solo svenuto e nella tomba ha ripreso coscienza. Senza poterlo vedere con i miei occhi, è impossibile sapere e credere che Gesù sia risuscitato.”

Ora, ci sono vari modi per rispondere a dubbi come questi. La disciplina chiamata “apologetica” mira infatti a fornire prove e ragionamenti che dimostrano l’attendibilità dei vangeli e l’autenticità dei fatti riferiti di Gesù. L’apologetica cristiana ha una certa validità, se usata nel modo giusto, ma è importante notare che non è l’approccio utilizzato da Giovanni stesso. Visto che lo scopo di Giovanni è che “crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio” (v.31), è giusto aspettarsi che sarà l’apostolo stesso a dare la risposta alla questione.

2.2) Vedere per credere?

E Giovanni non ci delude. Ricominciamo da dove ci siamo fermati, al v.9 dove Giovanni spiega che la perplessità di Maria e dei discepoli era “perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. A parte “l’altro discepolo” che nel v.8 sembra aver capito meglio dopo aver visto il sepolcro vuoto, Maria e Pietro vedono, ma non capiscono. La conclusione di Maria, detta prima nel v.2 e poi ripetuta nel v.13, è che “Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’abbiano messo“. Maria, come Tommaso dopo di lei, non era una credulona, disperata per trovare qualche segno che Gesù non era realmente morto. La morte di Gesù è ormai scontata: i romani erano assassini professionali ed era il terzo giorno che la salma di Gesù giaceva nel sepolcro.

Quindi, quando Maria si mette a piangere nel v.11, non è per la tristezza che Gesù è morto e non lo vedrà più, ma perché il suo corpo sembra essere stato tolto dal sepolcro e deposto altrove. Forse qualcuno l’ha rubato, o più probabile ancora (come ho recentemente sentito sostenere un’archeologa) qualcuno l’ha risepolto sotto terra, visto che all’epoca la sepoltura in tombe scavate nella roccia era riservata alle fascie più alte della società alla quale Gesù non apparteneva. Ma l’idea che Gesù è risuscitato non le entra neanche in mente, perché lei (come noi) sa che i morti non risuscitano.

Similmente i discepoli. Nel v.19, leggiamo che “la sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre le porte del luogo in cui si trovavano i discepoli erano chiuse per timore dei GiudeiLa sera di quello stesso giorno in cui due di loro, Pietro e Giovanni, hanno visto la tomba vuota con i loro propri occhi, i discepoli sono comunque chiusi in certo luogo, nascosti perché hanno paura di subire la stessa sorte alle mani dei Giudei ora che il loro maestro è stato crocifisso. Questo non è il comportamento di un gruppo di creduloni facilmente ingannati, o di complottisti che hanno rubato il corpo per convincere il mondo che Gesù sia risuscitato dai morti. È possibile che a questo punto tutti sono andati a vedere il sepolcro e confermare con i propri occhi che Gesù non era più lì. Eppure non credono.

Non è nemmeno l’apparenza di Gesù stesso che li convince. Maria lo vede e parla con lui nel giardino vicino al sepolcro, ma non lo riconosce, e infatti lo confonde per il giardiniere (v.14-15)! Neanche i discepoli credono subito quando Gesù appare in mezzo a loro (v.19-20). Luca (24:36-37) riporta che all’inizio i discepoli sono rimasti “sconvolti e atterriti, pensavano di vedere uno spirito” e non Gesù risorto nella carne! Hanno visto sì, ma non hanno potuto credere a quello che hanno visto. All’inizio, erano convinti di allucinare, o forse di vedere un fantasma!

Qual è la lezione di tutto ciò? Semplicemente questo: se quelli che conoscevano meglio Gesù, che lo conoscevano personalmente da anni, non hanno creduto quando hanno visto la tomba vuota e quando hanno visto Gesù fisicamente davanti ai loro occhi, pensiamo noi di fare diversamente? Il punto, già dimostrato tante volte nel vangelo di Giovanni, è che la fede non viene dal vedere. Se insistiamo che per qualsiasi motivo non possiamo sapere se Gesù sia veramente risuscitato o no, e di conseguenza non possiamo credere in lui ma dobbiamo collocarlo a fianco di tutti gli altri grandi leader religiosi o filosofi della storia, commettiamo un gravissimo errore. Come non si può comprendere la risurrezione di Gesù come un mero accaduto storico, così non si può pretendere qualche conferma visibile o tangibile della risurrezione prima di esserne convinti. L’esempio dei discepoli è prova sufficiente: vedere non garantisce la fede.

2.3) La parola più salda

Che cos’è invece che ci convince, che ci fa passare dall’incredulità alla fede, e proprio alla fede che è pronta a seguire Gesù anche fino alla morte? Che cosa spiega la trasformazione dei discepoli da quei timorosi chiusi in camera a quei coraggiosi che solo alcune settimane dopo, alla festa della Pentecoste, rischieranno la vita per predicare il vangelo agli stessi Giudei che hanno fatto crocifiggere Gesù? Notiamo il momento critico di Maria:

16 Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbunì!», che vuol dire: «Maestro!»… 18 Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore e che egli le aveva detto queste cose.

Poi i discepoli:

19 Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 20 E detto questo mostrò [loro] le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 

E infine Tommaso:

26 Otto giorni dopo i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!» 27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Tommaso gli rispose: «Signore mio e Dio mio!»

Anche se tutte queste esperienze coinvolgono l’apparenza di Gesù, non è vedere Gesù che fa la differenza ma udire ciò che Gesù dice. Maria riconosce Gesù e crede solo quando lui la chiama per nome, ricordando la pecora che riconosce e segue il proprio pastore perché ascolta la sua voce (10:27). Ai discepoli Gesù appare e gli mostra le mani e il costato, ma è solo perché Gesù prima gli dice “Pace a voi!” che si rallegrano quando lo vedono. E nemmeno il famoso caso di Tommaso smentisce, anche se prima insiste che deve vedere Gesù per poter credere (v.25):

Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».

Notiamo invece che Tommaso alla fine non deve mettere il dito nel segno dei chiodi o la mano nel suo costato, perché è solo dopo aver sentito Gesù dire: “Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente” che Tommaso confessa: “Signore mio e Dio mio!”. Il testo indica che, contrario a ciò che Tommaso aveva prima pensato, gli è bastato semplicemente sentire le parole di Gesù affinché credesse. Non è a caso che Gesù dunque risponde:

29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»

Dobbiamo dunque imparare bene questa lezione: quelli che hanno visto, come i discepoli, non erano avvantaggiati perché hanno visto. A loro non risultava più facile credere perché hanno potuto vedere con i propri occhi. Al tempo stesso, noi oggi, circa 2000 anni dopo questi fatti, non siamo svantaggiati perché non abbiamo visto Gesù con i nostri occhi. A nessuno risulta più difficile credere perché non può vedere. Perché? Perché abbiamo tutti — testimoni oculari o scettici contemporanei — accesso alla stessa e unica cosa che fa la differenza, che converte l’incredulo in credente e il timoroso in coraggioso testimone: la parola di Dio:

30 Ora Gesù fece in presenza dei {suoi} discepoli molti altri segni, che non sono scritti in questo libro; 31 ma questi sono stati scritti affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.

Questi sono stati scritti, e sono sufficienti ed efficaci nel convincerci che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e di creare in noi la fede che porta alla vita eterna nel suo nome. Davanti alla parola di Dio, siamo tutti uguali, dal testimone oculare al non vedente, dal più semplice al più istruito, da quello che sembra più propenso a credere all’ateo più resistente e rigido. Come la parola di Dio è la scuola in cui siamo addestrati come discepoli di Gesù, così la parola di Dio è il potere che ci converte dall’incredulità alla fede. In Romani 10:17, Paolo lo dice nel modo più chiaro possibile:

Così la fede viene da ciò che si ascolta, e ciò che si ascolta viene dalla parola di Cristo.

Concludo con la testimonianza personale di uno di quei testimoni oculari di cui abbiamo parlato oggi, l’apostolo Pietro (2 Pietro 1:16-21). Notiamo come lui, pur non negando il privilegio di essere stato un testimone oculare di Gesù, pone comunque l’enfasi sul fondamento ancora più saldo della fede:

16 Infatti vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signore Gesù Cristo, non perché siamo andati dietro a favole abilmente inventate, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà. 17 Egli, infatti, ricevette da Dio Padre onore e gloria quando la voce giunta a lui dalla magnifica gloria gli disse: «Questi è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto». 18 E noi l’abbiamo udita questa voce che veniva dal cielo, quando eravamo con lui sul monte santo. 19 Abbiamo inoltre la parola profetica più salda: farete bene a prestarle attenzione, come a una lampada splendente in luogo oscuro, fino a quando spunti il giorno e la stella mattutina sorga nei vostri cuori. 20 Sappiate prima di tutto questo: che nessuna profezia della Scrittura proviene da un’interpretazione personale; 21 infatti nessuna profezia venne mai dalla volontà dell’uomo, ma degli uomini hanno parlato da parte di Dio, perché sospinti dallo Spirito Santo.

Guardiamoci dunque dal trascurare la Scrittura, questa “parola profetica più salda”, perché essa è sufficiente ed efficace non solo per creare in noi la fede, ma anche per condurci sani e salvi attraverso la fede fino al giorno del compimento della nuova creazione. Amen!

Matteo 27:51-28:15: La Risurrezione del Figlio di Dio

1) La Giustificazione del Figlio di Dio (27:51-54)

51 Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, 52 le tombe s’aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; 53 e, usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti. 54 Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, visto il terremoto e le cose avvenute, furono presi da grande spavento e dissero: «Veramente costui era Figlio di Dio».

Riprendiamo la narrativa di Matteo subito dopo che Gesù muore, gridando con gran voce e rendendo lo spirito (v.50). Agli occhi di tutti lì presenti, Gesù muore come un messia fallito o un criminale qualsiasi. Davanti al sinedrio ebraico e al governatore romano, Gesù è stato condannato. Persino i discepoli di Gesù — i suoi più stretti amici e compagni — lo hanno tradito, abbandonato e rinnegato, diventando anche essi colpevoli nella sua crocifissione. Nel modo in Matteo riporta questa vicenda, risulta chiaro che non solo loro, ma tutta l’umanità è coinvolta, schierata contro Gesù e alleata con gli ebrei, i romani e i discepoli.

Mentre Gesù ha detto poco nel corso del suo processo, quel poco aveva un forte significato; citando il profeta Daniele, Gesù ha dichiarato nella presenza dei suoi accusatori che l’avrebbero visto innalzato ed esaltato quando Dio sarebbe intervenuto per dare il suo giudizio. Sebbene condannato dal tribunale umano, Gesù sarebbe stato giustificato da Dio, il cui tribunale celeste pronuncia sempre l’ultima e definitiva parola. Oggi vediamo che Dio pronuncia questa parola nel risuscitare Gesù dalla morte, dichiarando in maniera pubblica e indiscutibile che Gesù è infatti il Figlio di Dio nel quale il Padre si è compiaciuto. Per mezzo della risurrezione Dio dimostra al mondo che solo Gesù è il Giusto, proprio colui che il mondo ha rifiutato e assassinato.

Il giudizio di Dio che risuscita Gesù dalla morte e lo giustifica come suo Figlio è anticipato dal centurione che, nel momento in cui Gesù muore, confessa: “Veramente costui era Figlio di Dio” (v.54). Tutto ciò che Matteo riferisce dopo costituisce in effetti un altro tribunale, questa volta il tribunale di Dio che rivelerà inequivocabilmente chi è Gesù. Come gli ebrei hanno convocato dei falsi testimoni per condannare Gesù, Dio convoca dei veri testimoni per giustificarlo. Matteo qui riproduce queste testimonianze per convincerci che Gesù, il Figlio di Dio, è stato realmente riuscitato.

2) I Testimoni del Figlio di Dio (27:55-28:5)

A) Il centurione (27:54)

Il primo testimone è il soprannominato centurione romano, la cui responsabilità consisteva nell’accertare che il condannato fosse veramente morto. La sua confessione che Gesù “era” Figlio di Dio vuol dire, tra l’altro, che Gesù era deceduto. Ricordiamoci che questo centurione era un assassino professionale: era in grado di constatare se la vittima era morta o ancora viva. Il centurione dunque testimonia: “Gesù è morto”, smentendo così l’ipotesi che Gesù sia solo svenuto sulla croce e che la sua “risurrezione” non fosse altro che una rianimazione.

B) Giuseppe di Arimatea (27:55-61)

55 C’erano là molte donne che guardavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per assisterlo; 56 tra di loro erano Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo. 57 Fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. 58 Questi, presentatosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che [il corpo] gli fosse dato. 59 Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito 60 e lo depose nella propria tomba nuova, che aveva fatto scavare nella roccia. Poi, dopo aver rotolato una grande pietra contro l’apertura del sepolcro, se ne andò. 61 Maria Maddalena e l’altra Maria erano lì, sedute di fronte al sepolcro.

Dopo il centurione, Matteo menziona delle donne, ma vedremo la loro importanza nel capitolo 28. Perciò, adesso notiamo semplicemente come queste donne (e in particolare due — Maria Maddalena e Maria madre di Giacomo e di Giuseppe — che avevano seguito Gesù dalla Galilea) assistono personalmente alla morte e alla sepoltura di Gesù. Poi Matteo ci presenta Giuseppe di Arimatea, un uomo ricco che chiede il permesso di seppellire Gesù nella sua tomba personale. Essendo un uomo ricco, aveva già fatto scavare la sua tomba, ed essendo un uomo influente, l’aveva fatta scavare in un luogo pubblico e visibile. Questo è importante, perché nega la possibilità che le donne abbiano sbagliato tomba quando l’hanno trovata vuota domenica mattina. Giuseppe di Arimatea funge da testimone in quanto dimostra che tutti sapevano dove Gesù era stato sepolto.

C) Gli avversari di Gesù (27:62-66)

62 L’indomani, che era il giorno successivo alla Preparazione, i capi dei sacerdoti e i farisei si riunirono da Pilato, dicendo: 63 «Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, mentre viveva ancora, disse: “Dopo tre giorni risusciterò”. 64 Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo giorno; perché i suoi discepoli non vengano [di notte] a rubarlo e dicano al popolo: “È risuscitato dai morti”; così l’ultimo inganno sarebbe peggiore del primo». 65 Pilato disse loro: «Avete delle guardie. Andate, assicurate la sorveglianza come credete». 66 Ed essi andarono ad assicurare il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia.

I prossimi testimoni sono inaspettatamente gli avversari di Gesù che l’hanno ucciso: i capi religiosi ebraici e il governatore romano. La testimonianza che rendono è certamente involontaria, eppure contribuisce alle prove della risurrezione. Ricordando la profezia di Gesù che dopo la sua morte sarebbe riuscitato, i capi religiosi con l’approvazione di Pilato usano delle precauzioni per impedire a eventuali furti della salma di Gesù per poter poi proclamare che egli è riuscitato. A parte il fatto che i discepoli adesso si stiano nascendendo per paura di fare la stessa fine di Gesù e quindi l’ultima cosa che pensano di fare è di rubare il corpo di Cristo, non l’avrebbero potuto neanche fare. L’importanza di questa testimonianza è che smentisce l’ipotesi che la tomba di Gesù è stata trovata vuota perché qualcuno abbia rubato la salma. Gli ebrei sicuramente non volevano farlo, nemmeno Pilato e i romani, e i discepoli non ci sarebbero riusciti.

D) L’angelo del Signore (28:1-7)

28:1 Dopo il sabato, verso l’alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria andarono a vedere il sepolcro. Ed ecco, si fece un gran terremoto, perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra [dell’entrata] e vi sedette sopra. Il suo aspetto era come di folgore e la sua veste bianca come neve. E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte. Ma l’angelo si rivolse alle donne e disse: «Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva [il Signore]. E andate presto a dire ai suoi discepoli: “Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, ve l’ho detto». 

Tutto questo ci porta al momento critico quando due donne (cioè le due donne che hanno seguito Gesù dalla Galilea, che hanno assistito alla sua rocifissione, e che hanno visto dov’è stato sepolto) vanno al sepolcro di Gesù pensando di ungere la salma ma lo trovano invece vuoto! A testimoniare che Gesù è risuscitato è un angelo del Signore. Come il miracolo della nascita di Gesù doveva essere annunciato da un angelo, così anche deve essere il miracolo della sua risurrezione. Se le donne non avessero trovato la salma di Gesù senza sentire il messaggio dell’angelo, avrebbero probabilmente concluso che qualcuno l’aveva rubata. Per questo l’annuncio dell’angelo è indispensabile: per quanto sembra incredible, il sepolcro è vuoto perché Gesù è risuscitato!

E) Le donne (28:8-10)

E quelle se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunciarlo ai suoi discepoli. Quand’ecco, Gesù si fece loro incontro, dicendo: «Vi saluto!» Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi e l’adorarono. 10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno».

Infine, le donne stesse — testimoni oculari di tutti questi straordinari avvenimenti — rendono testimonianza di ciò che hanno visto e sentito, incontrando personalmente Gesù vivo. In un senso, la loro testimonianza è la più convincente, non solo perché hanno visto tutto con i propri occhi dall’inizio alla fine, ma anche per il semplice fatto che all’epoca la loro testimonianza non sarebbe stata considerata attendibile. Magari sembra contradittorio dire che una testimonianza non attendibile è quella più convincente, ma lo è per il seguente motivo. Se Matteo, come suppongono alcuni, avesse inventato tutta questa storia, non avrebbe mai scritto che i primi testimoni oculari ad aver trovato la tomba vuota e visto Gesù di nuovo vivo sono state delle donne. Matteo sapeva benissimo che nessuno avrebbe accettato la testimonianza di due donne, e quindi non l’avrebbe scritto se non fosse stato vero.

F) Il verdetto (28:11-15)

11 Mentre quelle andavano, alcuni della guardia vennero in città e riferirono ai capi dei sacerdoti tutte le cose che erano avvenute. 12 Ed essi, radunatisi con gli anziani e tenuto consiglio, diedero una forte somma di denaro ai soldati, dicendo: 13 «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e lo hanno rubato mentre dormivamo”. 14 E se mai questo viene alle orecchie del governatore, noi lo persuaderemo e vi solleveremo da ogni preoccupazione». 15 Ed essi, preso il denaro, fecero secondo le istruzioni ricevute e quella diceria è stata divulgata tra i Giudei fino ad oggi.

Se abbiamo seguito tutta questa serie di testimonianze, c’è una sola conclusione possibile: Gesù è veramente risuscitato. Il centurione conferma che Gesù era morto. Giuseppe di Arimatea conferma che Gesù è stato sepolto in una tomba di cui tutti sapevano l’ubicazione. Gli ebrei e i romani confermano che la tomba di Gesù non era vuota perché qualcuno ha rubato la salma di Gesù. L’angelo conferma che la tomba era vuota perché Gesù è risuscitato, e le donne confermano l’attendibilità dell’intero resoconto. Le prove dovrebbero essere sufficienti per convincerci che Gesù, il Figlio di Dio, ha vinto la morte, e che le sue dichiarazioni di essere l’unico Signore e Salvatore del mondo sono verità. Matteo ce le presenta per dirci in effetti che così ha dichiarato Dio nel suo tribunale celeste.

Tuttavia, non tutti si lasciano convincere. Alla razionalità dell’uomo moderno la risurrezione corporea di Gesù sembra incredibile perché (come sanno tutti) “i morti non risuscitano”. In più, l’uomo peccatore non vuole affrontare le implicazioni della risurrezione di Gesù che, se vera, richiede il suo ravvedimento e la sua sottomissione a Cristo. Quindi, pur essendo convincenti, queste testimonianze non bastano per far crollare la nostra resistenza e testardaggine.

A conferma di ciò è la vicenda che Matteo riferisce in 28:11-15. I capi religiosi sapevano che i discepoli non avevano rubato la salma di Gesù; erano stati loro a impedirglielo! Eppure pagano le guardie della tomba per diffondere la menzogna che è successo proprio questo. Notiamo bene: pur sapendo la verità della risurrezione di Gesù, i capi religiosi rifiutano di crederci, e cercano persino di sopprimerla. Qui c’è una lezione importante: non è vero che se uno crede se vede prove innegabili. L’opposizione del cuore umano a Dio è così dura e ostinata che preferisce credere alla menzogna che confessare la verità.

3) Il Potere del Figlio di Dio (27:51-54)

Qual è dunque la soluzione? Come può essere qualcuno convinto della verità della risurrezione? La risposta è che deve accadere lo stesso miracolo nel nostro cuore che è accaduto quando Dio ha risuscitato Gesù dalla morte. Consideriamo come la narrativa della risurrezione differisce dalla narrativa della crocifissione. Mentre Matto riporta quest’ultima in modo drammatico e dettagliato fino all’ultimo sospiro di Gesù, parla della risurrezione solo dopo che è avvenuta. Vediamo Gesù morire, ma non vediamo Gesù risuscitare. Per spiegare questa curiosità, il grande teologo Karl Barth osserverebbe che mentre la risurrezione di Gesù è un fatto accaduto nella storia, non è un fatto proveniente dalla storia. La crocifissione si può narrare — come Gesù è stato spogliato, flagellato, inchiodato, ecc. — ma la risurrezione non si può narrare. Come è risuscitato Gesù dalla morte? Possiamo dire soltanto che è stato un miracolo, un atto di Dio e Dio solo, un intervento di potere divino pari alla creazione dell’universo dal nulla.

Questo è, secondo me, ciò che Matteo vuole trasmettere in 27:51-53 quando scrive che dopo la morte di Gesù…

51 Ed ecco, la cortina del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si schiantarono, 52 le tombe s’aprirono e molti corpi dei santi, che dormivano, risuscitarono; 53 e, usciti dai sepolcri dopo la risurrezione di lui, entrarono nella città santa e apparvero a molti. 

Qui Matteo vuole dirci che quando Gesù “rese lo spirito”, ha irrevocabilmente trasformato il mondo. Come la morte di Gesù ha scatenato una serie di effetti tremendi e inspiegabili, così ha fatto anche la sua risurrezione con la quale ha vinto la morte. Come nessuno tranne Dio poteva risuscitare Gesù dalla morte, così nessuno può convincere un altro che quest’uomo crocifisso 2000 anni fa è ora vivo, che regna, e che ci chiama tutti a ravvederci, a porre fiducia in lui, e a offrirci a lui come sacrifici viventi. Però, se solo Dio può fare questo miracolo in noi, Dio può fare questo miracolo in noi. Lo stesso potere che ha vinto la morte di Gesù può vincere anche la nostra ostinata ribellione e resistenza al vangelo. Così afferma l’apostolo Paolo in Efesini 1:19-23:

[Sappiate]… 19 qual è verso di noi che crediamo l’immensità della sua potenza. 20 Questa potente efficacia della sua forza egli l’ha mostrata in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla propria destra nei luoghi celesti, 21 al di sopra di ogni principato, autorità, potenza, signoria e di ogni altro nome che si nomina non solo in questo mondo, ma anche in quello futuro. 22 Ogni cosa egli ha posta sotto i suoi piedi e lo ha dato per capo supremo alla chiesa, 23 che è il corpo di lui, il compimento di colui che porta a compimento ogni cosa in tutti.

La forza che Dio ha mostrato nella risurrezione di Cristo è la stessa forza che opera in noi! Così dice Paolo di nuovo in Efesini 3:20-21:

20 Or a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, 21 a lui sia la gloria nella chiesa e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen.

La buona notizia di Pasqua è questa: la potenza che ha risuscitato Gesù dalla morte è la potenza che opera ora in noi per salvarci, per trasformarci, e che un giorno ci risusciterà dalla morte come Gesù. Più grande speranza non c’è. Concludo che le parole esultanti di Paolo che elabora il significato della risurrezione di Gesù per noi:

31 Che diremo dunque riguardo a queste cose? Se Dio è per noi chi sarà contro di noi? 32 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? 33 Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio è colui che li giustifica. 34 Chi li condannerà? Cristo Gesù è colui che è morto e, ancor più, è risuscitato, è alla destra di Dio e anche intercede per noi. 35 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? … 37 Ma, in tutte queste cose, noi siamo più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, 39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Marco 15:40-16:8: La Risurrezione del Figlio di Dio

1) I Testimoni della Risurrezione (15:40-47)

A) Le donne (vv.40-41)

40 Vi erano pure delle donne che guardavano da lontano. Tra di loro vi erano anche Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo il minore e di Iose, e Salome, 41 che, mentre egli era in Galilea, lo seguivano e lo servivano, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Siamo giunti alla conclusione del vangelo di Marco. Gesù è morto, ma il vangelo non è ancora finito. E non può ancora finire! Nonostante tutto quello che Gesù ha detto e fatto, tutto sarebbe stato invano se fosse rimasto nella tomba. Come Paolo scrive in 1 Corinzi 15:17: “se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati.” Per quanto fosse necessaria la croce, non avrebbe nessun valore se non per quello che Marco sta per riportare adesso.

Ma prima di testimoniare il meraviglioso fatto accaduto il terzo giorno dopo la crocifissione, Marco ci presenta i testimoni. Tra poco scopriremo il motivo per questo. Ora è sufficiente notare che, mentre i dodici (discepoli) hanno abbandonato Gesù nel momento di grave pericolo, sono rimaste ancora delle donne che “guardavano da lontano”. Marco ci dice che queste erano donne che avevano seguito e servito Gesù quando egli era ancora in Galilea, cioè sin dall’inizio del suo ministero.

Anche se non sono state menzionate quanto i discepoli che dopo sarebbero diventati gli apostoli, erano discepole anche loro. Era cosa inaudita che le donne potessero essere discepole di un maestro ebraico come Gesù, e quindi questo fatto è già rimarchevole. Ma più rimarchevole ancora è il fatto che, a differenza dei dodici, abbiano seguito Gesù fino alla fine, fino a seguirlo al luogo della crocifissione. Tra queste donne, Marco ne nomina tre: Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo il minore e di Iose, e Salome. Anche di questo scopriremo il motivo tra poco, ma qui Marco vuole semplicemente farci sapere che queste tre donne hanno assistito personalmente alla crocifissione di Gesù.

B) Gli ufficiali (vv.42-46)

42 Essendo già sera (poiché era la Preparazione, cioè la vigilia del sabato), 43 venne Giuseppe d’Arimatea, illustre membro del Consiglio, il quale aspettava anch’egli il regno di Dio; e, fattosi coraggio, si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. 44 Pilato si meravigliò che fosse già morto; e, chiamato il centurione, gli domandò se fosse morto da molto tempo; 45 avutane conferma dal centurione, diede il corpo a Giuseppe. 46 Questi, comprato un lenzuolo e tratto Gesù giù dalla croce, lo avvolse nel lenzuolo e lo pose in una tomba scavata nella roccia; poi rotolò una pietra contro l’apertura del sepolcro.

Insieme a queste tre donne, Marco menziona altri tre testimoni. Questi testimoni sono importanti a causa delle loro posizioni autorevoli. Giuseppe d’Arimatea è “illustre membro del Consiglio” ebraico, il consiglio sacerdotale che ha condannato Gesù a morte. Evidentemente non tutti erano d’accordo con la sentenza del consiglio, perché questo Giuseppe è uno che crede in Gesù come il Cristo, il Figlio di Dio.

Dopo la morte di Gesù, Giuseppe si presenta a Pilato per chiedere il corpo di Gesù per poterlo seppellire. Pilato, in quanto rappresentante dell’impero romano, funge dal secondo testimone ufficiale. Avendo sentito da Giuseppe che Gesù è già morto (un po’ sorprendente perché sovente ci vuole più tempo), Pilato poi chiede conferma al centurione. Quest’ultimo, in quanto responsabile della crocifissione e dunque il terzo testimone ufficiale, dà a Pilato la conferma che Gesù è già veramente morto, e Pilato poi concede a Giuseppe di seppellire il corpo di Gesù.

Nel nominare questi ufficiali, Marco convoca un gruppo di testimoni che rappresentano le varie autorità coinvolte nella crocifissione di Gesù e che convalidano che egli è veramente morto. Non svenuto, non fatto finta, ma veramente morto. Il centurione che è “assassino professionale”, è testimone autorevole che Gesù è morto. Pilato, il prefetto romano, lo conferma in modo ufficiale da parte dell’impero, e Giuseppe funge da testimone del consiglio ebraico, avendo personalmente sepolto il corpo di Gesù. Il punto saliente di tutto ciò è questo: la morte di Gesù, come il suo seppellimento, è un fatto pubblico, attestato e documentato dalle autorità coinvolte. È una questione storica e politica, non solo “religiosa” o “privata”.

C) Testimoni oculari (v.47)

47 E Maria Maddalena e Maria, madre di Iose, stavano a guardare dove veniva messo.

Marco sottolinea questo fatto ancora nel menzionare di nuovo le donne, le due Maria, che non solo hanno assistito alla crocifissione di Gesù ma anche al suo seppellimento. Certamente ci sarebbero state anche altre persone, ma queste donne forniscono una continuità di testimonianza oculare — dal ministero di Gesù in Galilea alla crocifissione e al seppellimento — fino alla scoperta che faranno nel capitolo successivo e che porterà il vangelo al culmine. Il fatto che i primi testimoni siano donne è significante perché — e Marco lo sa — è una prova convincente che la loro testimonianza di ciò che succede dopo è vera e attendibile. Perché? Ci ricordiamo che in quell’epoca, le donne erano considerate inferiori agli uomini. Questa inferiorità femminile si verificava anche nei tribunali, in cui la testimonianza delle donne non valeva nulla. Se gli unici testimoni che uno aveva per la sua difesa erano donne, avrebbe di fatto perso.

Perché, dunque, il fatto che siano donne a essere i primi testimoni alla risurrezione di Gesù la dà conferma convincente? Se Marco o qualsiasi altra persona avesse inventato la storia della risurrezione, non avrebbe mai — mai! — messo come primi testimoni delle donne. Non sarebbe stato per niente convincente. Nessuno l’avrebbe creduto: “E sì, ma la tua storia dipende da testimonianza femminile che non vale niente!” L’unica spiegazione per cui Marco dice che sono queste donne a essere i primi testimoni della risurrezione è che il fatto testimoniato è realmente accaduto. Paradossalmente, dunque, l’ingiusta sottovalutazione della testimonianza femminile nell’epoca di Gesù è una della prove più convincenti per la sua attendibilità.

2) La Testimonianza della Risurrezione (16:1-8)

A) La pietra rotolata (vv.1-4)

1 Passato il sabato, Maria Maddalena, Maria, madre di Giacomo, e Salome comprarono degli aromi per andare a ungerlo. La mattina del primo giorno della settimana, molto presto, vennero al sepolcro al levar del sole. E dicevano tra di loro: «Chi ci rotolerà la pietra dall’apertura del sepolcro?» Ma, alzati gli occhi, videro che la pietra era stata rotolata; ed era pure molto grande.

Il giorno dopo il sabato, cioè il terzo giorno dopo la morte di Gesù, le stesse donne che hanno assistito alla crocifissione e al seppellimento si recano al sepolcro per ungere il corpo di Gesù di aromi per contrastare i processi della decomposizione. Ci vanno anche se non sanno come riusciranno a entrare, dato che il sepolcro è stato chiuso con un’enorme pietra il cui scopo era appunto di impedire all’accesso non autorizzato. Ma, una volta arrivate al sepolcro, trovano una situazione totalmente inaspettata: la pietra è stata già rotolata! Ma che cosa potrebbe significare?

B) Il sepolcro vuoto (vv.5-7)

Entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca, e furono spaventate. Ma egli disse loro: «Non vi spaventate! Voi cercate Gesù il Nazareno che è stato crocifisso; egli è risuscitato, non è qui; ecco il luogo dove l’avevano messo. Ma andate a dire ai suoi discepoli e a Pietro che egli vi precede in Galilea; là lo vedrete, come vi ha detto».

 La sorpresa della pietra rotolata è stata solo l’inizio. Marco ci dice che “entrate nel sepolcro, videro un giovane seduto a destra, vestito di una veste bianca” che ha un messaggio importante per loro: Gesù non è qui! Gesù, sì, lo stesso Gesù che è stato crocifisso, egli è risuscitato esattamente come aveva predetto. In più c’è la prova: il luogo dove l’avevano messo (cosa che le donne sanno benissimo) è ora privo del corpo di Gesù! Questo “giovane”, che negli altri vangeli è identificato come un angelo, è dunque il primo ad annunciare la buona notizia — il vangelo! — della risurrezione.

Per Marco, questo è l’apice della buona notizia, e il modello di ogni annuncio seguente. Gesù è stato crocifisso e morto, ma la morte non l’ha potuto trattenere. La morte Gesù l’ha vinta! Interessante la reazione delle donne: “furono spaventate”. Questo è il motivo per cui le prime parole del giovane sono: “Non vi spaventate!” Se Gesù è veramente risuscitato, non c’è bisogno per avere paura, nessun motivo per essere spaventati. Il nemico più grande è stato sconfitto, perché dopo essere morto, Gesù vive! Come afferma Ebrei 2:14-15: “Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita.” Questa è veramente buona notizia, e il mondo in cui viviamo ne ha tantissimo bisogno.

C) Il mondo cambiato (v.8)

Esse, uscite, fuggirono via dal sepolcro perché erano prese da tremito e da stupore; e non dissero nulla a nessuno perché avevano paura.

E con questo versetto finisce il vangelo di Marco. I versetti successivi, come indica la nota in fondo alle nostre Bibbie, non sono riportati nei manoscritti più antichi e attendibili del vangelo. Per questo, siamo quasi certi che non sono stati scritti da Marco. Questo, però, suscita una domanda. C’è un pezzo della fine del vangelo che è stato perso, o ha voluto Marco finire il vangelo in questo modo? A questa domanda non c’è una risposta certa, ma una cosa possiamo affermare senza dubbio: nella sovranità di Dio questa è la fine del vangelo come ci è stato tramandato. Perché allora il vangelo conclude in questo modo, mettendo in risalto il “tremito”, lo “stupore”, e la paura delle donne? A differenza degli altri vangeli, non si vede neanche Gesù risorto! Sembra proprio un finale poco soddisfacente.

Tuttavia, se riflettiamo di più, ci accorgiamo che questa conclusione è del tutto coerente con lo stile usato da Marco nel vangelo intero. Abbiamo visto spesse volte che, anziché darci sempre le risposte, Marco vuole far riflettere noi sulle domande suscitate. Ci ricordiamo, per esempio, la domanda che i discepoli, impauriti, si fanno dopo che Gesù ha calmato la tempesta: “Chi è dunque costui al quale persino il vento e il mare gli ubbidiscono?” Oppure, ricordiamo la fine della crocifissione, quando Marco non spiega perché solo il centurione confessa Gesù quale Figlio di Dio mentre tutti gli altri si beffano di lui. Non soddisfa la nostra curiosità al riguardo perché vuole farci riflettere sulla nostra reazione alla morte di Gesù: “E voi, i lettori di questo vangelo, chi dite che Gesù sia? Un pazzo, un bugiardo, o il Figlio di Dio?”

Anche qui Marco ci porta al punto in cui siamo costretti a riflettere sul significato della risurrezione di Gesù. In un certo senso, le donne hanno reagito giustamente; chi non prova paura o stupore o sgomento quando il mondo viene in un attimo radicalmente e irrevocabilmente cambiato? Se Gesù è riuscitato dai morti, nulla può rimanere com’era. Niente può continuare ad esistere come è sempre esistito. Tutto quello che credevamo e pensavamo riguardo alla realtà viene totalmente rovesciato e capovolto. Se qualcuno dicesse: “La risurrezione di Cristo è poco credibile, perché i morti non risuscitano”, non dovremmo rispondere: “Il punto è proprio questo! Se i morti risuscitassero solitamente, la risurrezione di Gesù sarebbe solo una tra tante altre. Ma siccome Gesù è l’unico ad essere risuscitato in questa maniera — cioè a una vita incorruttibile, indistruttibile, e mai più soggetta alla morte — è per questo che la sua risurrezione è l’evento più rivoluzionario di tutta la storia.

Forse non è del tutto chiaro come la risurrezione di Gesù cambia tutto. Spiegare questo sarà il compito degli apostoli dopo la sua ascensione. Ma questo non è lo scopo di Marco qui alla fine del suo vangelo. Invece di darci le risposte subito, egli vuole che noi cominciamo a riflettere per poter scoprire noi stessi le radicali implicazioni della risurrezione per la nostra vita, per le nostre famiglie, per i nostri lavori, per i nostri sogni, per la nostra società, per la politica, per la nazione, per tutta la terra, e persino per tutto il cosmo! Il resto del Nuovo Testamento ci aiuterà pian piano a capire sempre di più (e per questo motivo proseguiremo nel nostro percorso biblico al libro di Atti e le epistole degli apostoli), ma non vogliamo ignorare l’invito di Marco a riflettere sul semplice ma straordinario fatto che la risurrezione di Gesù dai morti ha cambiato, e cambia ancora, tutto.